CASAPESENNA – Tra le diverse articolazioni del clan dei Casalesi, quella riconducibile alla famiglia Zagaria è probabilmente la più simile, per struttura e modalità operative, a una ’ndrina calabrese. Una somiglianza fondata sulla matrice familiare del gruppo, sui legami di sangue tra i vertici e su un’omertà cementata dai rapporti parentali. Ma anche sulla capacità di intrecciare relazioni con imprenditori, professionisti e politici insospettabili e di coltivare interessi economici lontano dai territori d’origine.
Proprio queste affinità avrebbero favorito negli anni un feeling mafioso tra le due realtà, riemerso nell’indagine che pochi giorni fa ha spinto la Dda di Napoli a disporre il fermo di otto persone. Tra queste c’è Costantino Garofalo, indicato dalla Direzione distrettuale antimafia come il riferimento di una nuova cellula legata proprio agli Zagaria.
Indagando sul giovane di Casapesenna, i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno ricostruito i suoi rapporti con Igor Catalano, ritenuto vicino alla famiglia Tripodo della provincia di Reggio Calabria e stabilmente attivo nell’area di Latina.
L’inchiesta ha documentato un incontro tra Garofalo, Catalano, Domenico Tripodo e Alfonso Rosano. Questi ultimi tre non risultano coinvolti nel decreto di fermo, ma i contatti vengono analizzati dagli investigatori per ricostruire i presunti rapporti intrecciati da Garofalo a con ambienti della criminalità calabrese.
Il passaggio più rilevante riguarda un possibile investimento immobiliare a Casaluce: un’operazione da circa 150 appartamenti che soggetti ritenuti riconducibili a circuiti calabresi avrebbero voluto realizzare in un territorio storicamente sottoposto all’influenza del clan dei Casalesi.
Il progetto viene discusso l’11 aprile 2024 durante una riunione a Fondi, nel ristorante ‘Vicolo di Mblo’, alla quale Garofalo partecipa insieme ad Alfonso Rosano. Al tavolo ci sono anche Catalano e Tripodo. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il confronto si estende alle dinamiche criminali di Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa e agli effetti del pentimento di Francesco Schiavone, detto Sandokan (che si sarebbe interrotto pochi mesi dopo).
È però Casaluce a rappresentare il cuore economico dell’incontro. Catalano avrebbe illustrato il valore del terreno, stimato in circa un milione e 200mila euro, prospettando la possibilità di procedere attraverso una permuta e di finanziare l’intervento vendendo ‘sulla carta’ i 150 appartamenti prima ancora della loro costruzione.
Per gli investigatori, Garofalo non avrebbe partecipato come semplice accompagnatore. Gli viene attribuita una funzione fiduciaria e ricognitiva: sarebbe stato incaricato di acquisire informazioni e fornire riferimenti su un’operazione destinata a svilupparsi in un’area di tradizionale egemonia casalese.
Il contatto di Fondi non resta isolato. Il 2 settembre 2024 Garofalo e Catalano si incontrano al bar Blue Martin di Casapesenna. Il calabrese chiede notizie di Filippo Capaldo, nipote e delfino del capoclan Michele Zagaria, e della sua situazione rispetto a una misura di prevenzione. Poi interroga Garofalo sugli equilibri delle famiglie Bidognetti e Schiavone.
Le risposte attribuite al giovane casalese, secondo la lettura investigativa, dimostrerebbero una conoscenza approfondita delle dinamiche interne. A proposito dei Bidognetti, avrebbe affermato che a occuparsi degli affari erano il figlio, la moglie e il genero. Degli Schiavone avrebbe invece riferito una situazione di difficoltà economica.
Catalano chiede poi di incontrare Nicola Capaldo, fratello di Filippo. Garofalo si offre di rintracciarlo e il giorno successivo, attraverso Gianluca Piccolo, anche lui tra gli otto destinatari del decreto di fermo, viene organizzato un contatto con il ‘piccolino’, identificato dagli investigatori in Mario Francesco Capaldo. Dopo l’incontro, Catalano allude anche alla possibilità di portare a pranzo uno dei Capaldo al suo rientro.
Secondo gli atti, alcuni componenti della famiglia avrebbero da tempo trasferito in Spagna il centro dei propri interessi economici.
Nei giorni successivi emerge anche un contatto di Catalano con un componente della famiglia Polese, storicamente legata al noto ristorante
‘Il Castello delle cerimonie’. Un passaggio valorizzato dagli investigatori per delineare la rete di conoscenze e possibili cointeressenze tra ambienti casalesi e soggetti esterni al territorio.
Il nome di Domenico Tripodo ricompare in una conversazione del 18 giugno 2024. Un interlocutore racconta a Garofalo di avere incontrato al mercato ortofrutticolo di Fondi una persona che gli aveva inviato i saluti. Garofalo avrebbe subito compreso di chi si trattava, descrivendolo come un uomo di origine calabrese e aggiungendo che il nonno paterno sarebbe stato testimone di nozze di Salvatore Riina.
Gli investigatori identificano il soggetto proprio in Tripodo, già incontrato da Garofalo l’11 aprile con Catalano e Rosano. Un episodio che, nella ricostruzione dell’Arma, confermerebbe la consapevolezza del giovane rispetto al profilo e alla caratura dei suoi interlocutori. Nel complesso, le conversazioni vengono lette dai pm della Dda Vincenzo Ranieri, Vincenzo Toscano e Alfredo Gagliardi all’interno di un quadro più ampio. Garofalo è indicato come un soggetto capace di esercitare un controllo sociale sul territorio, intervenire nella composizione di controversie, assistere sodali detenuti o appena scarcerati e mantenere rapporti con personaggi esterni all’Agro aversano, ma inseriti in qualificati circuiti mafiosi.
L’affare immobiliare di Casaluce rappresenta, in questa prospettiva, il punto di incontro tra due mondi: da una parte soggetti ritenuti vicini alla criminalità calabrese, interessati a un investimento da oltre un milione di euro per la costruzione di un nuovo complesso residenziale; dall’altra il presunto riferimento territoriale degli Zagaria, chiamato, secondo gli investigatori, a sondare il terreno e a garantire un canale di interlocuzione nel cuore dell’area casalese. Si tratta, allo stato, di una ricostruzione investigativa che dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. Catalano, Tripodo e Rosano, citati negli atti per gli incontri con Garofalo, non sono tra i destinatari del decreto di fermo.
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