Sfregio al volto e pistola al clan a Teverola: ‘Buttafuori’ finisce a processo

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Nicola DI Martino, Aldo Picca e De Santis
Nicola DI Martino, Aldo Picca e Salvatore De Santis

TEVEROLA – Un’aggressione con il coltello che avrebbe lasciato alla vittima uno sfregio permanente al volto e una pistola con la matricola abrasa che, secondo la Dda, sarebbe stata messa a disposizione del gruppo criminale Picca-Di Martino. Sono le due vicende al centro del processo che si aprirà il 25 settembre davanti al collegio del Tribunale di Napoli Nord nei confronti di Salvatore De Santis, 49 anni, detto Buttafuori, attualmente detenuto nel carcere di Viterbo.

Il gip del Tribunale di Napoli Rossella Grassi ha disposto il giudizio immediato accogliendo la richiesta avanzata dal pm Simona Belluccio della Direzione distrettuale antimafia. Una scelta che consente di saltare l’udienza preliminare e portare direttamente l’imputato davanti ai giudici, sulla base di un quadro indiziario che la Procura ritiene evidente e che dovrà ora essere verificato nel contraddittorio dibattimentale.

Il primo episodio contestato risale al 18 marzo 2023. Secondo l’accusa, De Santis avrebbe agito insieme ad Antonio Zaccariello e Vittorio Mottola, già giudicati separatamente, nell’aggressione ai danni di un concittadino. L’uomo sarebbe stato colpito al volto con un coltello, riportando una lesione permanente. La Dda contesta l’uso dell’arma, la premeditazione e l’aggravante del metodo mafioso. L’azione, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stata compiuta per agevolare il gruppo Picca-Di Martino, indicato dagli investigatori come operativo tra Teverola, Carinaro e i comuni vicini.

Il secondo filone riguarda una pistola semiautomatica Smith & Wesson calibro 7,65, con matricola abrasa, caricatore e tre munizioni. Per la Procura, De Santis avrebbe custodito l’arma nella propria abitazione e l’avrebbe portata con sé anche all’esterno tra il 29 aprile e il 2 maggio 2023. La pistola sarebbe stata poi consegnata a Vincenzo Mottola, che l’avrebbe a sua volta affidata a Francesco Paolo Farnesi. Il passaggio dell’arma si sarebbe consumato tra Gricignano d’Aversa e Carinaro, fino al 5 maggio, giorno in cui fu sequestrata durante l’arresto di Farnesi. Anche per questo episodio viene contestata l’aggravante mafiosa. Secondo l’impostazione della Dda, l’arma sarebbe stata detenuta e trasferita per favorire il clan Picca-Di Martino e, in particolare, per riaffermare il ruolo criminale di Aldo Picca e Nicola Di Martino dopo la frattura maturata all’interno del gruppo con la componente riconducibile a Raffaele e Carmine Di Tella.

Il fascicolo costruito dagli inquirenti comprende informative del Nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta, intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti balistici eseguiti dal Ris di Roma, dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e una consulenza medico-legale sulle ferite riportate dalla persona offesa. Le conversazioni sarebbero state captate all’interno di abitazioni, automobili e utenze telefoniche utilizzate dai soggetti coinvolti.

L’imputato, difeso dall’avvocato Vincenzo Motti del foro di Napoli Nord, potrà ora contestare in aula la ricostruzione della Dda e far valere le proprie ragioni. Le accuse restano allo stato ipotesi che dovranno essere provate nel corso del processo. De Santis deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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