NOMI. Minacce al gioielliere, condannato figlio dell’ex boss di Pignataro Maggiore. Non solo lui, anche altri…

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Gioielli rubati in gioielleria
Gioielli rubati in gioielleria

PIGNATARO MAGGIORE – Minacce a un gioielliere per recuperare un credito. Condannato Lorenzo Lubrano, figlio dell’ex boss Raffaele Lubrano, ucciso nel 2002. Si chiude con quattro condanne il processo con rito abbreviato per la tentata estorsione ai danni di un gioielliere con negozi a Vitulazio e Pignataro Maggiore.

Il gup Maria Gabriella Iagulli del Tribunale di Napoli ha inflitto complessivamente 6 anni e 6 mesi di reclusione a Lorenzo Lubrano, Luigi Messuri, Pasquale Veltre e Michele Del Core. Le accuse, a vario titolo, sono di estorsione tentata e consumata in concorso, aggravata dal metodo mafioso. Va detto, che sono state accolte le richieste degli avvocati difensori e ci sono ‘sconti’, rispetto alle richieste della DDA.

Andiamo con ordine. Le pene comminate dal giudice sono state inferiori rispetto ai 38 anni totali richiesti nella requisitoria dal pubblico ministero della DDA. Nel dettaglio, il verdetto ha stabilito. Per Luigi Messuri e Michele Del Core 3 anni e 6 mesi di reclusione (esclusa l’aggravante delle più persone riunite). Per Lorenzo Lubrano e Pasquale Veltre 3 anni di reclusione (riconosciuta l’attenuante del risarcimento del danno ed esclusa l’aggravante delle più persone riunite).

Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia, l’incubo per la vittima, il gioielliere, è iniziato a causa di un presunto vecchio debito contratto negli anni ’90 da suo padre nei confronti di un’altra persona (processata col rito ordinario), che poi avrebbe chiesto di intercedere per recuperare la somma. Alla morte del padre del gioielliere, sarebbero cominciate le richieste di pagamento.

Il punto di rottura è arrivato a gennaio 2025. Durante una riscossione, questa persona avrebbe preteso un bracciale di diamanti e un Rolex d’oro da 30.000 euro. Davanti al rifiuto del commerciante, avrebbe gettato con rabbia i preziosi sul bancone e se n’è andata. Poi diversi tentativi di mediazione non andati a buon fine. Fino alla denuncia ai carabinieri e alle indagini. Nel collegio difensivo gli avvocati Marco Argirò, Carlo De Stavola, Fabio Segreti, Leopoldo Perone.

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