Nazionale, la scelta di Pirlo divide politica e tifosi

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Cronache sport calcio
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La scelta di Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico della Nazionale ha suscitato un’ondata di scetticismo. Nonostante il pieno appoggio della direzione tecnica federale, con Paolo Maldini e Leonardo pronti a sostenere la decisione, l’opinione pubblica e il mondo politico hanno manifestato forti perplessità.

Tra le voci più critiche si sono levate quelle istituzionali. Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, ha definito la nomina una “scommessa” e un “azzardo”, sottolineando la grande distanza tra Pirlo e l’opzione Pep Guardiola, il cui nome era circolato in precedenza. Ancora più diretto è stato il commento del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha parlato di “salto nel buio”, temendo che “la montagna abbia partorito un topolino” dopo le aspettative create dal profilo dell’allenatore spagnolo.

Anche la stampa nazionale ha accolto la notizia con generale diffidenza, analizzando la decisione da diverse prospettive critiche. Ex calciatori come Massimo Mauro e Marco Tardelli hanno espresso riserve, concentrandosi più sulla gestione del processo di nomina che sulla figura stessa di Pirlo. Mauro ha parlato di “grande scommessa” e ha criticato il “teatrino” mediatico che ha preceduto l’ufficialità, mentre Tardelli ha ipotizzato che il contesto del calcio italiano possa aver scoraggiato candidati di maggior profilo.

L’ondata di malcontento ha trovato la sua massima espressione sui social network, dove si sono moltiplicati commenti sarcastici e meme. Molti tifosi hanno manifestato incredulità e delusione, con paragoni sferzanti tra l’ipotesi Guardiola e la realtà di Pirlo, in un clima di sfiducia verso la nuova dirigenza tecnica.

Questa accoglienza fredda non è però inedita per la panchina azzurra. Nel 2016, Giampiero Ventura fu considerato una scelta “al ribasso” dopo Antonio Conte, un presentimento che trovò conferma nella mancata qualificazione al Mondiale. Dieci anni prima, Roberto Donadoni ereditò la pesante guida della Nazionale campione del mondo di Marcello Lippi con poca esperienza, uscendo ai quarti di finale di Euro 2008.

Andando ancora indietro nel tempo, nel 1996, la nomina di Cesare Maldini fu vista come un ritorno a un calcio superato, anche se il suo percorso al Mondiale del 1998 si interruppe solo ai rigori contro la Francia poi campione. Il precedente più incoraggiante, tuttavia, resta quello di Enzo Bearzot. Fortemente criticato all’inizio del suo mandato e attaccato dalla stampa dopo le prime partite del Mondiale ’82, condusse poi l’Italia a una storica vittoria. Un corso storico che, in un clima di diffidenza generale, offre un appiglio alla speranza.

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