Una vecchia massima del calcio recita che le partite si vincono con gli episodi. La trasferta dell’Inter al Santiago Bernabéu contro il Real Madrid di Mourinho ne è stata la dimostrazione perfetta. I nerazzurri sono usciti sconfitti per 2-0, ma il risultato non ha rispecchiato una prestazione di grande personalità e a tratti di dominio territoriale.
A condannare la squadra sono stati due errori individuali, veri e propri regali che una squadra cinica come quella madrilena non ha esitato a scartare. La partita, a lungo equilibrata e giocata con buon ritmo, è stata sbloccata da un’incomprensione difensiva. Un goffo pasticcio tra Jones e Bisseck ha infatti spianato la strada a Mbappé, che ha superato il portiere per il goal del vantaggio.
Il raddoppio è arrivato in modo simile, figlio più della presunzione che di una reale pressione avversaria. Un’eccessiva sicurezza in fase di costruzione dal basso ha portato a una palla persa sanguinosa al limite della propria area. Valverde si è avventato sul pallone e con un tiro preciso ha firmato il 2-0, un goal che ha tagliato le gambe ai nerazzurri e compromesso la partita.
Nonostante gli errori, la reazione c’è stata. L’allenatore ha ridisegnato la difesa, inserendo l’esperienza di Stones al posto di un sufficiente Pavard. Questo ha permesso di spostare Bisseck sulla fascia, dopo la sua serata difficile, con Bastoni a fare da baluardo contro le accelerazioni di Brahim Díaz, rendendosi anche pericoloso in avanti.
Anche il centrocampo ha risposto presente. Carlos Augusto e Diouf hanno offerto una prova di grande sostanza, supportati dalla regia di Çalhanoğlu e dalla grinta di Barella. Tuttavia, la solidità della mediana non è bastata per ribaltare le sorti dell’incontro, anche per la scarsa concretezza in attacco.
Lautaro si è battuto con la consueta generosità e Thuram ha provato a pungere con la sua velocità, ma la difesa del Real ha concesso pochissimo. Nel finale, gli ingressi di Sučić, Zieliński e Bonny hanno dato nuova linfa alla manovra, con l’Inter che ha continuato a controllare il gioco. Il Real Madrid, dal canto suo, si è limitato a gestire il doppio vantaggio, sfiorando il terzo goal in contropiede.
L’Inter è uscita così dal campo ‘a testa alta’, nello stesso stadio dove sedici anni fa alzò la Champions League. Ma stavolta Mourinho era sulla panchina avversaria, a ricordare come nel calcio di altissimo livello i dettagli facciano tutta la differenza. Una lezione amara, che ha dimostrato come una singola disattenzione possa costare carissima.



