La scena ha destato curiosità tra gli spettatori: Carlos Alcaraz si è allenato indossando una particolare benda sull’occhio destro, simile a quella di un pirata. Il giovane campione spagnolo si sta preparando per il suo rientro in campo, previsto per il Master 1000 di Cincinnati dove è atteso come testa di serie numero 2 del torneo.
Il dispositivo utilizzato non è una semplice benda, ma un cono di plastica morbida e bucherellata, progettato per evitare la formazione di condensa. Questo strumento serve per l’occlusione visiva, una tecnica di allenamento mirata a potenziare la percezione periferica, la reattività e la coordinazione generale dell’atleta, costringendolo ad adattarsi a nuove condizioni di gioco.
La spiegazione scientifica di questo metodo risiede nella distinzione tra occhio dominante e non dominante. L’occhio dominante, definito “tecnico”, è quello che si concentra principalmente sulla palla durante le azioni di gioco. L’occhio non dominante, o “tattico”, ha invece il compito di raccogliere informazioni dall’ambiente circostante, ovvero il campo periferico, e trasmetterle al sistema nervoso centrale.
Coprendo l’occhio dominante di Alcaraz, il suo team lo ha costretto a fare maggiore affidamento sull’occhio tattico. Questa condizione obbliga il corpo a un adattamento immediato, spingendolo a rimodulare l’assetto e la posizione dei piedi al momento dell’impatto con la palla. Si tratta di un lavoro di precisione sulla coordinazione occhio-mano, finalizzato a “ripulire” i colpi. Tale affinamento tecnico è probabilmente una conseguenza del delicato infortunio che ha interessato la guaina sinoviale e un tendine, che potrebbe aver portato a una modifica nella presa della racchetta.
Questa metodologia non è una novità assoluta nel circuito professionistico. Anche altri tennisti hanno sfruttato i periodi di stop forzato per lavorare su aspetti specifici del proprio gioco. Un esempio noto è quello di Jannik Sinner, che dopo un’eliminazione al Roland Garros ha modificato la posizione dei piedi durante il servizio per ottimizzare il movimento.
L’approccio del team di Alcaraz dimostra una gestione estremamente cauta del recupero dall’infortunio. Non si è cercato di affrettare i tempi del rientro, privilegiando invece un percorso che possa garantire al tennista spagnolo una carriera lunga e ricca di successi, minimizzando i rischi futuri e consolidando le basi tecniche del suo gioco.





