GRICIGNANO D’AVERSA – C’è una pista contabile ben precisa su cui si stanno concentrando le attenzioni degli investigatori all’indomani del blitz che ha sgominato il nuovo gruppo criminale capeggiato dal 66enne Andrea Autiero. Gli inquirenti sono infatti a caccia del cosiddetto “libro mastro”, l’elenco in cui il gruppo avrebbe annotato entrate, estorsioni e, soprattutto, la gestione di una vera e propria cassa comune destinata allo stipendio e al sostentamento degli affiliati e delle loro famiglie. L’inchiesta ha scoperchiato l’operatività di una cosca autonomamente organizzata che si stava imponendo con forza e ferocia sul territorio di Gricignano d’Aversa e nei comuni limitrofi. Una struttura snella ma fortemente penetrante, capace di stringere alleanze strategiche sia con esponenti dei clan del Napoletano sia con il gruppo Di Ronza, nell’ottica di un consolidamento dell’asse criminale nell’agro aversano.
Al centro di tutta la trama investigativa si staglia la figura del 66enne Andrea Autiero, indicato dagli inquirenti come il promotore, l’organizzatore e l’esecutore materiale di tutte le dinamiche delittuose accertate. Parliamo di un profilo di altissima e riconosciuta caratura camorristica: Autiero ha trascorso ben 43 anni della sua vita dietro le sbarre (13 anni dal 1979 al 1991, ai quali si sono aggiunti 30 anni consecutivi di detenzione, di cui ben 28 trascorsi nel regime del carcere duro del 41-bis). Nonostante una vita passata in cella e la stretta vicinanza ai clan storici del Casertano, una volta tornato in libertà Autiero ha dimostrato una pericolosità sociale intatta. Le indagini hanno documentato la sua regia nella pianificazione ed esecuzione di violente stese armate a scopo intimidatorio (tra i clan Scarano e Lettieri), la pianificazione di sequestri di persona volti a estorcere denaro e il reperimento continuo di armi da fuoco, vetture da utilizzare per i blitz e maschere per il travisamento. Tra i dettagli più agghiaccianti emersi dal quadro accusatorio figura l’accettazione, da parte di Autiero, dell’incarico di assassinare Maria Vincenza Avvoltoio dietro il compenso di 20mila euro, a riprova della sua disponibilità a compiere delitti di sangue su commissione.
È emerso anche il sotterfugio della libertà vigilata, con i permessi di lavoro usati come “alibi”. Un elemento di estremo allarme evidenziato nell’ordinanza riguarda la spregiudicata gestione delle prescrizioni a cui il boss era sottoposto. Dopo la scarcerazione, infatti, ad Autiero era stata applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata: non poteva uscire dal territorio comunale di Gricignano d’Aversa se non per documentati motivi di lavoro e previa comunicazione preventiva agli organi di Polizia. Gli elementi raccolti dalle forze dell’ordine hanno però documentato come il 66enne abbia costantemente e pervicacemente abusato di tali agevolazioni concedendosi spostamenti fuorilegge. Le uscite autorizzate dal giudice per motivi lavorativi venivano sistematicamente convertite in coperture e alibi di ferro per effettuare summit operativi, incontrare affiliati di altri gruppi criminali e pianificare nel dettaglio le azioni violentissime della sua cosca.
Nel corso delle indagini – culminate con l’arresto di Autiero e di altre quattro persone ritenute a lui vicine – è emerso con chiarezza il salto di qualità dell’organizzazione. Il gruppo non agiva d’impulso, ma secondo logiche d’impresa criminale: la presenza di una cassa contabile autonoma garantiva la copertura delle spese di gestione, l’acquisto dell’arsenale e la sussistenza dei membri della banda. Allo stesso tempo, la figura di Autiero faceva da ponte tra il vecchio e il nuovo corso della camorra casertana: i contatti consolidati con gli ambienti malavitosi del Napoletano e la sinergia con il gruppo Di Ronza dimostrano la volontà di fondare un nuovo polo criminale egemone nel territorio di Gricignano d’Aversa.
Le indagini proseguono ora per catalogare l’intera rete economica del gruppo ed estrapolare dai documenti contabili i nomi dei commercianti vittime di estorsione. Nell’inchiesta oltre al boss Andrea Autiero sono coinvolti pure Aniello De Luca, 50 anni, di Casavatore; Giuseppe Severino, 44 anni, di Cosenza; Vincenzo Russo, 44 anni, di Casoria e Giuliano Esposito, 42 anni, di Cardito. Ad arrestarli furono i carabinieri in esecuzione di un fermo del pm della Dda di Napoli. All’esito dell’udienza il fermo non venne convalidato ma il gip ha emesso un provvedimento di custodia cautelare trasmettendo gli atti per competenza al tribunale di Napoli per via dell’aggravante mafiosa delle ipotesi di reato contestate ai cinque coinvolti nell’indagine. Si attende l’esito per quanti hanno presentato istanza al tribunale del Riesame.





