I ‘nuovi’ Licciardi guardano a Miano. I giovani del clan sfilano nel quartiere come al Berlingieri: hanno l’appoggio dei Contini

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Maria Licciardi e Edoardo Contini
Maria Licciardi e Edoardo Contini

NAPOLI – Non c’è soltanto il Rione Berlingieri nella mappa delle zone che tornano a fare gola ai clan. Andando verso la zona ospedaliera, a pochi minuti di distanza dalla Masseria Cardone, anche Miano sembra essere tornata al centro di una partita criminale nella quale vecchi equilibri e nuove leve si stanno incontrando. Secondo quanto emerge dagli ultimi segnali forniti dal territorio, il clan Licciardi starebbe cercando di rafforzare la propria presenza nel quartiere, allargando il proprio raggio d’azione oltre i confini storici della Masseria Cardone. Come? C’è un nuovo gruppo di giovanissimi, che starebbe agendo sotto l’ala della Masseria Cardone, a Secondigliano e dintorni. Una pressione che, se confermata, racconterebbe ancora una volta quanto sia fragile l’equilibrio criminale nell’area nord di Napoli.

Perché Miano non è un territorio qualunque. E’ una zona strategica, incastrata tra diversi quartieri e soprattutto vicina a uno dei fortini storici della camorra napoletana. La distanza dalla Masseria Cardone è breve e, in un territorio dove il controllo di una strada, di una piazza o di una zona di spaccio può significare potere e denaro, anche pochi chilometri possono assumere un peso enorme. Miano, del resto, arriva da anni segnati dalla trasformazione della criminalità organizzata. Il vecchio sistema dei Lo Russo, i cosiddetti “Capitoni”, è stato progressivamente demolito dalle inchieste, dagli arresti e soprattutto dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La caduta del clan ha lasciato un vuoto che, però, non è rimasto vuoto a lungo. Come spesso accade nei quartieri dove il potere criminale viene improvvisamente decapitato, a occupare gli spazi lasciati liberi sono arrivati personaggi già appartenuti ai vecchi circuiti e, parallelamente, una generazione molto più giovane, fatta di ragazzi cresciuti all’ombra dei clan e pronti a trasformare l’ambizione criminale in una nuova scalata.

E’ qui che la storia di Miano si intreccia con quella di altri quartieri dell’area nord. Perché quando un clan crolla non scompare necessariamente il sistema che gli ruotava attorno. Cambiano i nomi, cambiano le alleanze, cambiano i protagonisti. Restano, però, le piazze di spaccio, i contatti, il controllo del territorio e soprattutto il denaro. Lo spaccio di droga continua infatti a rappresentare il principale motore economico della criminalità organizzata. Un mercato capace di attirare gruppi diversi, alimentare conflitti e creare nuove gerarchie. E Miano, proprio per posizione e caratteristiche, continua a essere considerata una zona appetibile. Nel corso degli anni, il quartiere è stato attraversato da diverse presenze criminali. E a un certo punto, in uno scenario che sembrava quasi impensabile fino a qualche tempo prima, anche il clan Mazzarella aveva tentato di affacciarsi in quest’area. Un ingresso significativo perché storicamente il nord di Napoli è stato terreno dell’egemonia della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, il cartello che ha riunito le famiglie Licciardi, Contini e Mallardo. Un sistema criminale capace per anni di esercitare un controllo capillare su una vasta porzione della città e della provincia, impedendo ad altri gruppi di inserirsi stabilmente nei territori considerati di propria competenza.

Oggi, però, gli equilibri appaiono molto più fluidi. Le inchieste giudiziarie hanno colpito duramente le organizzazioni storiche, mentre una nuova generazione di criminali prova a ritagliarsi spazio. Ed è proprio questo uno degli elementi che preoccupa maggiormente: la possibilità che dietro i movimenti apparentemente disordinati di gruppi di giovani possa nascondersi un progetto di controllo più strutturato. A Miano, come nel rione Berlingieri, a destare attenzione sarebbero soprattutto i giovani sugli scooter. Ragazzi che si muovono nelle strade del quartiere, che mostrano atteggiamenti di sfida e che arriverebbero a rivendicare la propria appartenenza alla criminalità organizzata. In questo caso, il riferimento sarebbe proprio all’area riconducibile alla Masseria Cardone e, quindi, al clan Licciardi. Non significa automaticamente che ogni gruppo di ragazzi in motorino rappresenti un’organizzazione criminale. Ma quei movimenti, se inseriti in un quadro più ampio, possono diventare un indicatore da non sottovalutare. La camorra, soprattutto nei territori dove gli equilibri sono in fase di ridefinizione, non sempre si manifesta con grandi operazioni o con segnali immediatamente visibili. A volte comincia dalla presenza costante di piccoli gruppi, dalla capacità di controllare una piazza, dalla gestione di una piazza di spaccio, dalla pretesa di sapere chi entra e chi esce. E’ la grammatica del territorio: prima la presenza, poi il controllo. E infine, quando possibile, il dominio.

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