AVERSA – Un boato nel cuore del centro storico, poi la polvere che si alza improvvisamente e il silenzio di una mattina che, per fortuna, non si trasforma in tragedia. E’ l’immagine che resterà legata al crollo avvenuto ieri mattina nel complesso monumentale di San Francesco delle Monache, uno dei luoghi storici più importanti di Aversa, di proprietà della Diocesi e situato a pochi passi dal Municipio. Erano da poco passate le 8.30 quando un’ala della struttura ha ceduto, provocando un forte boato avvertito anche all’interno della casa comunale. Una scena che ha immediatamente fatto temere il peggio, soprattutto per la posizione del complesso, inserito nel tessuto più antico della città. Il bilancio, fortunatamente, non registra persone ferite. Nessuno si trovava nella zona interessata dal cedimento al momento del crollo e questo ha evitato conseguenze ben più gravi.
Ma l’episodio riporta con forza l’attenzione sulla condizione di un bene monumentale di enorme valore, da anni alle prese con problemi strutturali e con una situazione che, secondo quanto emerso, non sarebbe stata sconosciuta agli enti competenti. Il sindaco Francesco Matacena, che si trovava nella sua stanza in Comune quando ha sentito distintamente il rumore, ha raggiunto immediatamente il complesso insieme all’assessore alla Cultura Nicola De Chiara. Il primo cittadino ha inoltre informato il soprintendente Mariano Nuzzo, che si è recato personalmente sul luogo per verificare la situazione. Poco dopo sono arrivati i vigili del fuoco, chiamati a mettere in sicurezza l’area e soprattutto a verificare le condizioni delle strutture rimaste in piedi, così da scongiurare ulteriori cedimenti. Le operazioni dei soccorritori hanno riguardato non soltanto la parte direttamente interessata dal crollo, ma anche gli spazi circostanti, proprio per comprendere quanto l’instabilità potesse estendersi alle altre porzioni del complesso.
Ed è proprio la storia recente dell’edificio a rendere l’accaduto ancora più significativo. L’ala interessata dal cedimento non sarebbe infatti nuova a problemi di natura strutturale. Già a metà degli anni Novanta quella parte del complesso era stata interessata da un altro importante cedimento, tanto da rendere necessario un intervento di ristrutturazione. Nel 1994 furono eseguiti lavori per intervenire sulle criticità allora emerse, ma con il passare degli anni la situazione non sarebbe stata definitivamente risolta. Una parte dell’edificio, proprio a causa delle condizioni strutturali, era rimasta sostanzialmente inutilizzata. In particolare, il grande salone collocato al piano superiore non veniva più utilizzato da tempo. Un ambiente importante per dimensioni e caratteristiche, ma che le condizioni della struttura avevano progressivamente trasformato da spazio utilizzabile a luogo da tenere sotto controllo. Non si tratta di un dettaglio marginale. L’inutilizzo prolungato di una parte così significativa del complesso rappresentava infatti già un campanello d’allarme sulle condizioni dell’immobile. A questo si aggiunge un altro elemento: pare che da tempo l’area sottostante fosse stata transennata proprio per ragioni di sicurezza. Se confermato, si tratta di un dato che rende ancora più urgente comprendere cosa sia accaduto negli anni precedenti e quali valutazioni siano state effettuate sulla stabilità della struttura. Il crollo, dunque, non può essere letto soltanto come un episodio improvviso. È necessario inserirlo in una storia più lunga, fatta di criticità, interventi, verifiche e segnalazioni.
Una storia che oggi torna prepotentemente alla luce proprio perché una parte del complesso ha ceduto. Secondo quanto riferito, nel tempo sarebbero state effettuate anche segnalazioni alla Sovrintendenza in relazione a una possibile situazione di pericolo. Sarà ora fondamentale verificare nel dettaglio la natura di quelle comunicazioni, la loro data, i soggetti che le hanno trasmesse e le eventuali risposte ricevute. Bisognerà soprattutto capire se le condizioni di rischio fossero state valutate e quali interventi fossero stati ritenuti necessari. Sono domande alle quali dovranno rispondere i documenti, le relazioni tecniche e gli accertamenti che inevitabilmente seguiranno al crollo. Perché oggi non è soltanto una questione di individuare la causa materiale del cedimento, come un problema strutturale, il deterioramento di un elemento o le conseguenze del tempo. È necessario ricostruire l’intera vicenda dell’edificio e comprendere se ci siano stati momenti nei quali un intervento più tempestivo avrebbe potuto evitare quanto accaduto.
Sul posto, dopo il crollo, sono arrivati anche il vescovo di Aversa Angelo Spinillo, il responsabile dei Beni culturali della Diocesi, proprietaria del complesso, don Ernesto Rascato, e il conduttore della chiesa di San Francesco, don Francesco Cuciniello. La presenza dei rappresentanti della Diocesi sottolinea la delicatezza della situazione e la necessità di affrontare rapidamente una fase che non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. Il primo obiettivo sarà naturalmente mettere in sicurezza l’area e impedire che possano verificarsi ulteriori cedimenti. Ma subito dopo sarà indispensabile capire quali prospettive possano essere garantite al complesso monumentale. San Francesco delle Monache non è infatti un immobile qualsiasi. La sua collocazione nel cuore del centro storico e il suo valore storico lo rendono parte integrante del patrimonio culturale di Aversa. Ogni porzione dell’edificio, ogni ambiente e ogni elemento architettonico contribuiscono alla memoria della città. Per questo la questione non riguarda soltanto il proprietario o gli enti preposti alla tutela, ma interessa l’intera comunità.
La perdita, anche parziale, di un bene di questo tipo significherebbe infatti cancellare una parte della storia cittadina. Ed è proprio per questo che il crollo di ieri deve diventare un’occasione per affrontare finalmente il problema in maniera complessiva. Non basta intervenire quando una struttura cede. E’ necessario programmare controlli, manutenzioni e interventi di conservazione prima che l’emergenza diventi irreversibile. Il patrimonio monumentale, soprattutto quello inserito in un centro storico vivo e frequentato, richiede una strategia di tutela costante. L’abbandono o il rinvio degli interventi può trasformare una criticità gestibile in un problema molto più complesso e costoso. Nel caso di San Francesco delle Monache, il fatto che una parte dell’edificio fosse già inutilizzata e che l’area sottostante fosse stata transennata rende ancora più difficile considerare il crollo come un fulmine a ciel sereno. Al contrario, gli elementi emersi raccontano di una situazione che da tempo richiedeva attenzione. E proprio qui si apre la questione più delicata: se il pericolo era conosciuto, perché non si è arrivati a un intervento risolutivo? E’ una domanda che non può essere trasformata in un’accusa preventiva, perché saranno gli accertamenti a stabilire responsabilità, competenze e tempi. Ma è una domanda legittima, che nasce direttamente da ciò che è accaduto e dalla necessità di evitare che episodi simili possano ripetersi.
Ora saranno i tecnici a dover valutare la stabilità dell’intero complesso, individuando eventuali altre situazioni di rischio. La parte rimasta in piedi dovrà essere sottoposta a controlli approfonditi e sarà necessario stabilire se e in quali condizioni sarà possibile accedere agli ambienti ancora integri. Solo dopo queste verifiche si potrà definire un piano di intervento. Ma la priorità, accanto alla sicurezza, dovrà essere quella della conservazione. Recuperare San Francesco delle Monache significherà infatti non soltanto riparare una porzione di edificio danneggiata, ma proteggere un pezzo della storia di Aversa. In una città che conserva un patrimonio monumentale significativo, ogni perdita rappresenta un impoverimento collettivo. Il rischio è che il tempo trasformi le emergenze in normalità e che l’attesa di una soluzione definitiva finisca per diventare parte stessa del problema. Ieri, per fortuna, non ci sono state vittime. È questo il dato più importante e quello che consente di guardare all’accaduto senza dover fare i conti con una tragedia umana. Ma il crollo resta un segnale forte, difficile da ignorare. Un segnale che impone una riflessione sul modo in cui vengono tutelati i beni monumentali e sulla necessità di intervenire prima che siano loro stessi a presentare il conto. San Francesco delle Monache ha resistito per secoli, attraversando trasformazioni, cambiamenti e vicende della città. Oggi una sua parte non ha retto. Tocca alle istituzioni, alla proprietà e agli organi di tutela dimostrare che quel cedimento non sarà l’inizio della fine, ma l’occasione per restituire attenzione, sicurezza e futuro a uno dei luoghi simbolo del patrimonio storico di Aversa.






