“L’ambizione della Juve è sempre vincere”. Le parole di John Elkann, dopo l’amichevole con la Next Gen, hanno fissato l’obiettivo stagionale. La dirigenza ha mandato un messaggio chiaro: non ci si potrà accontentare del quarto posto, traguardo minimo per le casse del club ma non per le aspirazioni della società.
Questa dichiarazione ha aumentato la pressione su Luciano Spalletti. Mentre i nuovi dirigenti devono costruire, l’allenatore è stato chiamato a ottenere risultati immediati e a riportare la squadra al successo.
Per il tecnico, il credito accumulato nella prima stagione si è esaurito. Il sesto posto finale dello scorso campionato non gli è stato addebitato, poiché la sua gestione, dal suo arrivo al posto di Tudor, avrebbe garantito la qualificazione in Champions League.
Le responsabilità del deludente campionato 2025-26 sono state attribuite alla precedente dirigenza di Comolli e ad alcuni giocatori. Spalletti è stato protetto, nonostante la squadra avesse dilapidato il vantaggio in classifica nelle ultime giornate.
Con la nuova stagione si è voltata pagina. Dal mercato sono arrivati i rinforzi richiesti: Vicario, Celik, Lucumì, Alajbegovic ed Ekhator, oltre alla conferma di Boga. Nonostante la mancata conferma di Vlahovic, altri innesti potrebbero arrivare entro il primo settembre.
La società ha assecondato il tecnico anche nelle uscite, con le partenze di Openda e Adzic. Sono state avviate trattative per cedere Di Gregorio, Rugani o Cabal, Koopmeiners o Miretti e uno tra David, Milik e Zhegrova, oltre al taglio di Arthur e alla cessione di Rouhi.
La dirigenza ha inoltre supportato la volontà di Spalletti di dare fiducia al ritrovato Douglas Luiz. Dalla trasferta di Frosinone, scenderà in campo la prima vera Juventus modellata al 100% dal suo allenatore, che non avrà più margini di errore né alibi.
In caso di una partenza deludente in campionato, l’ombra di Antonio Conte, profilo da sempre apprezzato dalla piazza, non tarderebbe ad aleggiare minacciosamente sulla panchina bianconera.






