Serie A, è la sfida generazionale delle panchine

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Cronache sport calcio
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La Serie A ha avviato una profonda trasformazione sulle sue panchine. Con ben nove club che hanno cambiato allenatore, l’età media si è abbassata drasticamente: undici tecnici hanno meno di 50 anni, di cui nove non superano i 45. Un’inversione di tendenza netta per un campionato storicamente conservatore.

Nelle ultime dieci stagioni, lo scudetto è stato vinto da un allenatore under 50 solo due volte, con Cristian Chivu e Simone Inzaghi. Il successo di Chivu al suo primo anno e la qualificazione in Champions League ottenuta dal Como di Cesc Fabregas (39 anni) hanno però dimostrato che affidare progetti ambiziosi a profili giovani può portare a risultati eccellenti, stimolando i club a osare.

Questa tendenza si allinea a quanto già accaduto in Europa, dove la Premier League è andata a Mikel Arteta (44 anni) e la Bundesliga a Vincent Kompany (40). In Italia, la nuova ondata di allenatori si prepara a sfidare i veterani come Gian Piero Gasperini (68), Luciano Spalletti e Maurizio Sarri (67).

Non si tratta di uno scontro tra calcio vecchio e nuovo, poiché anche i tecnici più esperti hanno sempre proposto un gioco innovativo, ma di un confronto che promette di arricchire tatticamente il campionato.

Dalla gavetta nei campionati minori e nei settori giovanili sono emersi profili come Alberto Aquilani e Ignazio Abate. Aquilani (42 anni), ora al Sassuolo, si è distinto con un calcio fluido e imprevedibile, portando il Catanzaro alla finale playoff di Serie B. Al Torino è invece arrivato Ignazio Abate (40 anni a novembre), reduce da un’ottima stagione con la Juve Stabia, dove ha messo in mostra idee coraggiose e un gioco propositivo.

Il Milan e il Bologna hanno invece guardato all’estero, ingaggiando due tecnici di caratura internazionale. Ruben Amorim è stato chiamato a risollevare il Milan dopo i successi con lo Sporting e una parentesi complessa al Manchester United. Domenico Tedesco (41 anni) guiderà il Bologna forte delle sue esperienze con il Lipsia e con la nazionale belga.

La sfida per loro sarà duplice: adattarsi al calcio italiano e, allo stesso tempo, introdurre metodologie e un respiro più europeo. A ispirare questo rinnovamento hanno contribuito anche due giovani allenatori spagnoli già affermati in Serie A. Oltre al già citato Fabregas, che ha portato il Como in Champions, si è distinto Carlos Cuesta (31 anni) al Parma.

Pur partendo da presupposti diversi, con un approccio più pragmatico e un solido difensivismo moderno, Cuesta ha garantito una salvezza tranquilla al club emiliano. La Serie A si presenta quindi come un laboratorio tattico in cui esordienti, profili internazionali e campioni del mondo diventati allenatori si confrontano con maestri affermati, promettendo un campionato più avvincente e imprevedibile.

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