NAPOLI – La morte di Fabio Ascione è uno dei tasselli di un’inchiesta che punta a ricostruire, centimetro dopo centimetro, ciò che accadde quella drammatica notte del 7 aprile. Dopo il fermo di Francesco Pio Autiero, ritenuto il presunto responsabile dell’omicidio, e dell’allora minorenne che si trovava con lui sullo scooter, gli investigatori hanno allargato il campo delle verifiche. E in manette è finito anche il cugino di Fabio, Eugenio Ascione, accusato di essere la persona che, di fatto, portò la pistola sulla scena del crimine. Al centro degli accertamenti ci sono ora anche tre ragazzi che avrebbero avuto un ruolo nella vicenda precedente alla tragedia: due 18enni e un 19enne, tutti di Volla. I loro nomi sarebbero emersi già nelle ore successive all’omicidio. Le loro posizioni vengono ora passate al setaccio per chiarire quale sia stato il ruolo avuto nel conflitto a fuoco che avrebbe preceduto la morte di Ascione. Un passaggio fondamentale per comprendere la sequenza degli eventi e soprattutto per cristallizzare le eventuali responsabilità dei protagonisti. La ricostruzione investigativa parte da ciò che accadde poco dopo l’arrivo di Ascione nel bar in via Carlo Miranda. Lì il giovane si era recato per mangiare qualcosa prima di tornare a casa, dopo aver lavorato al bingo. Fabio era un bravo ragazzo. Un onesto lavoratore. Secondo l’ipotesi al vaglio, Autiero avrebbe avuto un confronto armato con un’automobile sulla quale si trovavano alcuni ragazzi. Poi avrebbe incrociato, poco distante, Fabio Ascione con la pistola ancora con sé. E lì, mentre parlava, avrebbe mostrato come aveva sparato poco prima. E’ stato proprio quel gesto a trasformare una notte già segnata dalla violenza in una tragedia. Un colpo è partito dall’arma e ha raggiunto Ascione, uccidendolo. Un ragazzo che lavorava al bingo, estraneo a quel conflitto e che si era fermato in un bar durante le ultime ore della notte.
Ora gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione la fase precedente all’omicidio. Chi si trovava nell’auto? Perché è nato il confronto con Autiero? Chi ha sparato per primo? E soprattutto quale fosse il rapporto tra i tre giovani di Volla e la vicenda. Domande alle quali si cerca di rispondere attraverso gli elementi raccolti nell’indagine, comprese le testimonianze e gli eventuali riscontri utili a ricostruire gli spostamenti dei protagonisti. La posizione dei tre ragazzi, naturalmente, viene valutata sulla base degli elementi che emergono dagli accertamenti. La loro individuazione non equivale a una responsabilità accertata. Ma la loro presenza nella ricostruzione investigativa apre un nuovo capitolo dell’inchiesta. Perché per comprendere la morte di Ascione non basta fermarsi al momento in cui è partito il colpo mortale. Bisogna risalire a ciò che aveva messo in moto quella notte di violenza. E proprio su questo lavorano gli investigatori: ricostruire ogni passaggio, distinguere i ruoli e arrivare a una ricostruzione solida delle eventuali responsabilità. L’obiettivo è cristallizzare il quadro prima che le diverse versioni dei fatti possano confondersi e stabilire cosa sia realmente accaduto prima che una pistola, impugnata per una dimostrazione, diventasse l’arma della morte di Fabio Ascione.




