NAPOLI – Il sistema idrico della Campania si trova ad affrontare un snodo cruciale che ne mette in discussione la regolarità amministrativa e ne traccia i futuri assetti gestionali. A fare il punto sulla situazione è Maurizio Montalto, presidente dell’Istituto italiano per gli studi delle politiche ambientali, analizzando i recenti rilievi della Corte dei Conti. Il nodo centrale riguarda il Piano d’Ambito, ovvero il documento di programmazione che definisce il funzionamento del sistema idrico ed è propedeutico a qualsiasi affidamento del servizio idrico integrato. Per predisporlo in modo corretto, è indispensabile disporre di un quadro generale aggiornato di tutti gli acquedotti e delle relative portate d’acqua. Tuttavia, la Magistratura contabile ha sollevato forti dubbi sulla regolarità dell’ultimo Piano d’Ambito: l’ultimo piano regionale degli acquedotti risale infatti al 1968, piena epoca di Guerra fredda. Lo stesso Ente d’Ambito ha ammesso che tale strumentazione non è più coerente con la realtà attuale. La conseguenza è pesante: se il Piano d’ambito risultasse irregolare, ne conseguirebbe l’irregolarità di tutti gli atti successivi, compresi gli affidamenti delle gestioni effettuati negli ultimi dieci anni. Non mancano però le indicazioni operative.
La Corte dei Conti ha individuato una soluzione concreta per comporre le conflittualità tra i Movimenti per l’acqua pubblica e il Comune di Napoli, indicando la strada per mantenere la gestione pubblica. Facendo leva sul decreto legge 201 del 2022, la Corte ha richiamato l’ipotesi in cui i servizi a rete possono essere affidati direttamente a un’azienda speciale. Per salvaguardare la gestione di Abc (Acqua Bene Comune) in questa forma, il presupposto è l’approvvigionamento da fonti di pregio situate in aree protette. È il caso dell’acqua del Serino, risorsa rinomata fin dall’antichità (duemila anni fa i Romani la convogliavano per dissetare Pompei e rifornire la flotta di Augusto nei Campi Flegrei). La fonte rientra oggi nel Parco dei Monti Picentini e gli impianti moderni sono affidati proprio ad Abc. Tra il 2020 e il 2025, le infrastrutture del Serino sono state ristrutturate garantendo l’efficienza e il rispetto dei parametri stabiliti da Arera, fornendo così la base giuridica e tecnica per preservare l’attuale gestione pubblica nel rispetto della legge. Restano invece aperti altri fronti critici.
Il primo riguarda il “caso Gori”: la Magistratura contabile ha evidenziato come la società – partecipata da Acea e destinataria della maggior parte dei finanziamenti milionari destinati al settore idrico campano – appartenga formalmente all’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano, soggetto da lungo tempo in liquidazione. La Corte si chiede come possa essere garantito un effettivo controllo pubblico sulle attività se il socio di maggioranza si trova in tale stato. Infine, dubbi persistono sull’area di Napoli Nord: la Corte ha chiesto aggiornamenti sulle scelte adottate a seguito delle censure mosse, ma l’Ente Idrico sembra essere andato avanti senza tenerne conto, come emerge dagli atti pubblicati sul proprio sito ufficiale.





