CASERTA – Il tragico episodio dell’uomo ritrovato senza vita nei pressi del Monumento ai Caduti è il doloroso sintomo di una città in cui l’abbandono degli spazi pubblici va di pari passo con la carenza di politiche sociali e di accoglienza per i più fragili. Questa drammatica vicenda riaccende i riflettori sullo stato di totale abbandono in cui versa l’area, a ormai otto lunghi anni dalla chiusura del parcheggio interrato. Una struttura strategica e imponente che da ormai otto lunghi anni è sprofondata nell’incuria, nel degrado igienico-sanitario e nella più completa oscurità, trasformandosi in una vera e propria terra di nessuno a pochi passi dal centro storico.
L’origine di questo stallo risale al lontano 2018, anno in cui l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carlo Marino decise, senza mai fornire motivazioni davvero esaustive stando a quanto sostiene l’allora opposizione consiliare, di escludere l’area di sosta del Monumento dal nuovo bando per la gestione dei parcheggi cittadini. Quella scelta segnò lo storico e dibattuto avvicendamento tra la società Publiparking e la subentrante Tmp, proprio in concomitanza con la nascita del tanto discusso parking di via San Carlo, situato a pochissime centinaia di metri di distanza. Da quel momento in poi, i cancelli del parcheggio interrato del Monumento sono rimasti sbarrati, consegnando un’opera pubblica fondamentale al logorio del tempo e all’incuria. La complessa e contorta vicenda della sosta a pagamento e dei parcheggi si riconferma così una delle note più dolenti e critiche dell’intera gestione amministrativa casertana degli ultimi anni.
Le profonde zone d’ombra che hanno accompagnato le procedure di assegnazione degli appalti e l’opacità legata alle ditte coinvolte nel settore sono state a lungo oggetto di dure denunce da parte delle forze di opposizione, con in prima linea il movimento Caserta Decide. Trame e criticità che, peraltro, sono finite sotto la lente d’ingrandimento delle autorità nazionali, venendo espressamente citate nella corposa relazione del Ministero dell’Interno che ha portato alla proposta di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Duro e articolato è l’affondo giunto in queste ore da Francesco Apperti (foto a destra), figura di riferimento del movimento politico Speranza per Caserta, che ha tracciato un quadro desolante delle conseguenze che la chiusura del parcheggio continua a generare sul territorio. Secondo Apperti, la città sta subendo un vero e proprio “triplo danno”. Servizio negato: residenti, lavoratori pendolari e turisti diretti in città vengono privati di un’infrastruttura di sosta essenziale e capiente nel cuore del capoluogo; caos viabilistico e mancata intermodalità: la scomparsa di centinaia di posti auto interrati scoraggia qualsiasi piano di mobilità sostenibile, ingolfando le arterie cittadine di traffico parassitario e alla disperata ricerca di un parcheggio a raso; emorragia di risorse pubbliche: le casse comunali continuano a perdere ingenti introiti diretti che potrebbero invece essere incassati ed erogati a beneficio della collettività.
Di fronte a questo scenario di paralisi, la ricetta proposta da Speranza per Caserta passa per un radicale cambio di paradigma: l’avvio di un piano progressivo di internalizzazione della gestione dei parcheggi. Per la forza politica d’opposizione, la gestione pubblica e diretta delle grandi strutture coperte e delle strisce blu non solo permetterebbe di garantire e tutelare pienamente i livelli occupazionali dei lavoratori del settore, ma consentirebbe al Comune di incamerare direttamente i profitti della sosta senza dover cedere quote fisse o percentuali a colossi e concessionari privati. Un modello virtuoso di gestione pubblica che, secondo la visione di Speranza per Caserta, andrebbe esteso con coraggio anche ad altri settori strategici e nevralgici dell’amministrazione locale, primo tra tutti quello della riscossione dei tributi.
Richiamando la drammatica situazione finanziaria dell’Ente capoluogo – imbrigliato nelle maglie di un pesante dissesto finanziario che dura ormai da ben 15 anni – Apperti ha rigettato con decisione i ciclici proclami elettorali. La bocciatura nei confronti del tanto sbandierato piano “Salva Caserta” – tema ricorrente nelle edizioni delle campagne elettorali ma finora mai tradottosi in interventi decisivi – è netta. Dal movimento sottolineano come il tempo dei proclami e delle attese sia ampiamente terminato: qualsiasi aiuto straordinario da parte del Governo o qualsiasi norma inserita nelle manovre finanziarie nazionali risulterebbe del tutto inefficace e vana se non accompagnata da un’amministrazione locale sana, trasparente ed oculata. La strada per uscire dal baratro, concludono da Speranza per Caserta, non risiede nell’attesa messianica di salvataggi esterni, bensì in una rigorosa e puntuale opera di riduzione degli sprechi interni. Solo recuperando risorse proprie e tagliando i rami secchi di appalti opachi e inefficienti sarà possibile ripianare gradualmente il debito storico dell’ente, programmare piani di manutenzione ordinaria e straordinaria degni di una capoluogo di provincia e restituire ai cittadini casertani il decoro, la sicurezza e la vivibilità quotidiana che da troppi anni vengono loro negati.









