CASERTA – Caserta vive una metamorfosi drammatica, scivolando da città del benessere a centro urbano segnato da un’esplosione di povertà e disagio sociale che travolge ogni quartiere, dal centro storico alle periferie. Le strade principali, da piazza Vanvitelli fino a piazza Sant’Anna, si sono trasformate in veri e propri accampamenti a cielo aperto per decine di senza fissa dimora, a volte abbandonati a se stessi. A dare voce a questo degrado umano è don Pasquale Lunato, vicario al Duomo, che lancia un grido d’allarme accorato e senza filtri: “Caserta si deve svegliare, la povertà avanza ovunque e aumenta come aumentano i clochard”. La riflessione del sacerdote si stringe attorno all’omicidio di Guido Roviello, il clochard picchiato a morte proprio in piazza Sant’Anna, figura nota alla comunità e alla chiesa locale. “Il clochard ucciso in piazza Sant’Anna veniva spesso in Cattedrale per chiedere aiuto e lo abbiamo aiutato tante volte, per questo non mi aspettavo una morte così atroce”, confessa don Pasquale scosso dalla violenza dell’accaduto.
Il vicario insiste sulla necessità di cambiare passo nelle politiche sociali e nell’approccio della comunità civile, sottolineando la carenza di servizi dedicati: “Servono nuove strutture di accoglienza, che non si- ano soltanto assistenziali, ma centri di ascolto reale per le loro problematiche”. Camminando quotidianamente tra i vicoli della città, il parroco tocca con mano una sofferenza diffusa e invisibile che richie- de interventi immediati e coordinati: “Cammino spesso a piedi a Caserta e vedo che c’è un estremo bisogno di ascoltare i disagi di queste persone”. Ricordando la vittima, il sacer- dote ripercorre i tentativi di sottrarlo alla strada condotti insieme alle isti- tuzioni diocesane: “Conosco molto bene Guido, con il vescovo Pietro Lagnese e con le strutture della Caritas ci siamo adoperati tante volte per aiutarlo, ma lo incontravo spesso in strada perché non voleva dormire insieme ad altre persone e preferiva stare all’aperto”. L’analisi del vicario travalica la pura emergenza materiale per toccare una di- mensione etica ed esistenziale che riguarda l’intera cittadinanza: “Ca- serta è in piena crisi spirituale, abbiamo perso il senso di umanità e di compassione, che sono i valori fon- danti per l’uomo”. Il degrado mora- le, secondo don Pasquale, è la causa primaria del disinteresse generale verso chi soffre ed è privo di un riparo: “Senza punti di riferimento forti, l’uomo svanisce; c’è un disagio economico forte, ma anche una crisi spirituale profonda, e così l’uomo smette di essere uomo e si degrada”.
Il delitto di piazza Sant’Anna deve dunque servire da spartiacque per scuotere le coscienze collettive ed evitare che simili tragedie si ripetano nell’indifferenza generale: “Deve far riflettere tutto quello che accade, perché i poveri aumentano ogni giorno di più mentre Caserta resta intorpidita e stordita, come fosse in un lungo letargo”. L’invito finale è una chiamata all’azione rivolta alle istituzioni, alle associazioni e ai singoli cittadini per restituire dignità agli ultimi: “Caserta è diventata una città apatica, ma deve svegliarsi e bisogna creare strutture nuove per aiutare queste persone prima che sia troppo tardi”.





