Raid punitivo ai Colli Aminei: pestati con catene e tirapugni per una parola di troppo. Cinque denunciati

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NAPOLI – Una notte di ordinaria tranquillità trasformata in un inferno di violenza cieca. È quanto accaduto la scorsa notte nel quartiere Colli Aminei, una delle cosiddette “zone bene” della città, crocevia residenziale e snodo viario per il polo ospedaliero più importante di Napoli. Un pestaggio brutale, scatenato da un futile motivo, che ha visto due giovani finire in ospedale e ha portato alla denuncia di cinque persone, tra cui un minorenne.

La scena iniziale è quella di una serata qualunque. Due amici, poco più che ventenni, chiacchierano seduti sui loro scooter in una strada del quartiere. L’aria è calma, il traffico notturno quasi assente. Un’illusione di pace destinata a frantumarsi in pochi istanti. Improvvisamente, l’asfalto viene squarciato dai fari di altri motoveicoli. Non è un passaggio casuale. Un branco, composto da almeno otto persone, si ferma, scende dai mezzi e punta dritto verso i due ragazzi. Non c’è tempo per capire, né per fuggire.

Inizia un’aggressione selvaggia, sproporzionata e premeditata. Dalle tasche degli aggressori spuntano un tirapugni e una catena, trasformando un pestaggio in un potenziale massacro. I colpi piovono sui due malcapitati, presi alla sprovvista e incapaci di difendersi di fronte alla furia del gruppo. Calci, pugni, colpi sferrati con gli oggetti contundenti. La violenza non risparmia nemmeno gli scooter delle vittime, danneggiati a loro volta in un chiaro gesto di sfregio.

La scena, tanto rapida quanto violenta, non passa inosservata. Un agente della Polizia di Stato, libero dal servizio, assiste all’agguato e non esita a intervenire. Mentre il branco si disperde, il poliziotto tenta di bloccare uno degli aggressori in fuga. Quest’ultimo, per tutta risposta, si divincola colpendolo ripetutamente alle braccia, riuscendo a scappare ma lasciando dietro di sé un’ulteriore prova della ferocia del gruppo.

Il bilancio è pesante. Le due vittime dell’aggressione sono state trasportate al pronto soccorso, dove i medici hanno riscontrato lesioni e traumi giudicati guaribili in 15 giorni. Per il coraggioso agente, invece, la prognosi è di 2 giorni.

Scattato l’allarme, sul posto sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Capodimonte, che hanno immediatamente avviato le indagini. Il lavoro degli inquirenti è stato meticoloso. Grazie all’analisi delle immagini di videosorveglianza della zona e, soprattutto, ai filmati registrati dalla dashcam installata sullo scooter di una delle vittime, i militari hanno iniziato a dare un volto e un nome ai responsabili. Fondamentale anche il supporto fornito dall’agente intervenuto, che ha potuto fornire dettagli cruciali per l’identificazione.

In poche ore, i Carabinieri hanno ricostruito l’identità di cinque degli otto aggressori. Si tratta di giovani residenti in città, uno dei quali ancora minorenne. Per loro è scattata la denuncia a piede libero. Le accuse sono pesantissime: concorso in lesioni personali aggravate dall’uso di armi e dalla superiorità numerica, danneggiamento e, per chi ha colpito il poliziotto, resistenza a pubblico ufficiale.

Ma cosa ha potuto scatenare una simile spedizione punitiva? Secondo l’ipotesi più accreditata al vaglio degli investigatori, tutto sarebbe nato da una “parola di troppo”. Poco prima del raid, una delle vittime avrebbe incrociato uno degli aggressori mentre era in auto con la fidanzata, rivolgendogli forse un commento provocatorio o uno sguardo di sfida. Un affronto, per quanto banale, che l’altro non ha tollerato. Sarebbe quindi tornato indietro, ma non da solo: ha radunato il suo branco per “lavare l’onta” nel modo più violento possibile. Le indagini proseguono ora per identificare anche gli altri complici del brutale pestaggio che ha macchiato di sangue la notte di un quartiere tranquillo.

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