Berrettini: minacce dagli scommettitori alla famiglia

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Sport tennis
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Il legame tra il mondo del tennis e quello delle scommesse si fa sempre più stretto, ma con esso emerge una minaccia concreta per la sicurezza degli atleti. Accanto ai nuovi accordi commerciali, come la recente partnership annunciata dallo Us Open, si moltiplicano infatti gli insulti e le intimidazioni che i giocatori ricevono privatamente.

Proprio su questo tema è intervenuto Matteo Berrettini. Dopo aver battuto Stan Wawrinka agli Us Open, il tennista italiano ha raccontato in conferenza stampa un episodio allarmante che dà la misura del problema. Durante il torneo del Roland Garros, suo fratello ha ricevuto sul proprio telefono messaggi contenenti minacce esplicite rivolte all’intera famiglia.

“È un argomento delicato”, ha dichiarato Berrettini. “Dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro. Penso che dovremmo creare una struttura più forte, non so, un comitato più solido per proteggere noi atleti”.

L’azzurro ha poi ricordato un precedente che ha coinvolto un’altra tennista italiana, Lucrezia Stefanini. Prima delle qualificazioni per il torneo di Indian Wells, l’atleta era stata minacciata di morte tramite WhatsApp qualora non avesse perso la sua partita. I messaggi erano corredati dalla foto di una pistola e contenevano dettagli personali sui suoi familiari.

In seguito a quell’episodio, la WTA aveva immediatamente aumentato il livello di sicurezza per la giocatrice, che aveva scelto di disputare comunque l’incontro. Un fatto che aveva spinto anche il presidente della FITP, Angelo Binaghi, a chiedere un rafforzamento dei meccanismi di tutela internazionale e la punizione dei colpevoli.

Il problema, ha specificato Berrettini, non si limita ai grandi campioni o ai tornei più importanti. Ha infatti raccontato di aver assistito a comportamenti inquietanti da parte degli spettatori anche nei circuiti minori come i Challenger, con persone che disturbavano i match con atteggiamenti estranei al contesto sportivo.

Nonostante la gravità della situazione, il tennista ha voluto esprimere una visione equilibrata sul betting in sé. “Penso che, se viene fatto nel modo giusto, se viene gestito in modo controllato e non porta a una degenerazione, allora può anche essere divertente”, ha spiegato, sottolineando come gran parte dei ricavi del tour provengano proprio da quel settore.

Ha infine concluso di non aver mai scommesso e di non essere personalmente attratto da quel mondo. “Non mi piacciono i casinò. Ma fa parte del nostro sport e di quello che siamo”.

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