NAPOLI – Tre anni dopo l’omicidio di Giovanbattista Cutolo, Napoli torna in piazza Municipio per ricordare il giovane musicista ucciso a 24 anni nella notte del 31 agosto 2023, mentre cercava di intervenire in difesa degli amici durante una lite. Una commemorazione che quest’anno prova a trasformare la memoria in un impegno concreto contro la violenza giovanile. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania Roberto Fico.
Piantedosi ha annunciato che il Viminale stipulerà a breve un accordo di collaborazione con l’associazione nata dall’impegno di Daniela Di Maggio, madre di Giogiò: l’obiettivo è farne uno “strumento operativo del ministero per la promozione della legalità e per la prevenzione di queste tragedie”. Il ministro ha ricordato anche le iniziative avviate dopo l’omicidio, dal decreto Caivano agli interventi contro la dispersione scolastica.
Durissime le parole di Daniela Di Maggio. “Il mandante della morte di mio figlio è questa società. Dobbiamo imparare a rispettare gli altri esseri umani”, ha detto nel luogo in cui il figlio venne assassinato con tre colpi di pistola. La madre ha poi chiesto al sindaco di dedicare a Giogiò piazzale Tecchio, davanti allo stadio Maradona: “Abbiamo ancora strade e piazze dedicate a gente che ha scritto le leggi razziali. Invece di chiamarlo piazzale Tecchio, chiamiamolo piazzale Giovanbattista Cutolo”.
Manfredi ha definito la violenza giovanile “un’epidemia che ognuno di noi deve combattere”, sottolineando la necessità di proseguire sulla strada del recupero, del rispetto delle regole e della legalità. Fico ha parlato invece di un “dolore incommensurabile” e del dovere delle istituzioni di rimuovere le cause culturali, sociali ed economiche che alimentano tragedie di questo tipo.
Il tema delle armi tra i giovanissimi è stato rilanciato anche dal segretario regionale del Pd Piero De Luca, che ha chiesto di “bloccare con decision”» la loro diffusione nei quartieri, aumentando contemporaneamente la presenza delle forze dell’ordine e gli investimenti in scuola, cultura e prevenzione del disagio.
Nel luogo dell’omicidio, la Fanfara dei carabinieri e i musicisti dell’Orchestra Scarlatti Young hanno accompagnato la commemorazione. Tre anni dopo, il nome di Giogiò resta così legato non soltanto al ricordo di quella notte, ma alla battaglia contro una violenza giovanile che continua a interrogare Napoli e le sue istituzioni.









