Il calciomercato del Milan si è chiuso lasciando negli addetti ai lavori e nei tifosi una sensazione ambivalente, un percorso a due velocità che ha generato più domande che certezze. La sessione era partita in modo promettente con gli innesti di profili come Ramos e Gila, operazioni che avevano acceso l’entusiasmo e fatto presagire una campagna di rafforzamento di alto profilo. A questa fase iniziale ha fatto seguito un lungo e inatteso silenzio di quasi quaranta giorni, interrotto solo dall’arrivo di Diego Moreira, che ha riacceso le speranze.
Tuttavia, quando ci si aspettava il gran finale per completare l’organico, è arrivato il solo Hutchinson. Sebbene il giovane possa rivelarsi un talento in futuro, non rappresenta quella garanzia di rendimento immediato di cui la squadra di Amorim aveva bisogno. Il risultato finale è una rosa che appare incompleta, con lacune evidenti in settori nevralgici del campo, una coperta che sembra troppo corta per affrontare una stagione lunga e dispendiosa su più fronti.
Il reparto difensivo è quello che desta le maggiori preoccupazioni. L’obiettivo di acquistare un difensore centrale di spessore non è stato raggiunto. Si è invece optato per il reintegro di Tomori, ma la gestione dell’intera vicenda è apparsa discutibile. Se da un lato è preferibile per l’allenatore avere a disposizione l’inglese piuttosto che alternative come Diawara e Vladimirov, dall’altro la creazione di un “caso” poteva essere facilmente evitata. Sarebbe stato più produttivo mantenere il giocatore in gruppo, facendolo allenare regolarmente con i compagni sin dall’inizio del ritiro.
Anche a centrocampo persistono diversi interrogativi. Sarà fondamentale valutare la tenuta fisica di un giocatore esperto come Modric nel corso dell’intera stagione. Al di là del suo indiscusso valore, alla squadra sarebbe servito un profilo differente: un centrocampista di equilibrio, corsa e capacità di recupero del pallone, un’alternativa di livello superiore a Musah per garantire dinamismo e solidità.
Sulla corsia di sinistra, la situazione con Estupinan e il giovane Bartesaghi era ampiamente migliorabile e non sono arrivati interventi correttivi. In attacco, le incognite non sono minori. Affidarsi per cinquanta partite stagionali alla coppia formata da Ramos e dal giovanissimo Camarda rappresenta una scommessa azzardata. Sebbene Camarda sia un prospetto di grande talento, non si può ignorare che la sua esperienza in Serie A si limiti, al momento, a un solo gol segnato.
A queste criticità tecniche si aggiungono le difficoltà riscontrate sul mercato in uscita. Il club ha faticato a cedere a titolo definitivo gli esuberi, un problema comune a molte società, ma che per il Milan si è tradotto in un numero eccessivo di prestiti e risoluzioni contrattuali, con un impatto non trascurabile sul bilancio. Per il futuro, appare chiara la necessità di una ristrutturazione a livello dirigenziale, con l’inserimento di figure come un “head of football” e un direttore sportivo, una strada che con ogni probabilità rientra già nelle strategie della proprietà. Il bilancio finale è quello di una sessione con alcuni acquisti validi, ma troppe lacune lasciate aperte.





