Milan, passo indietro: 5 dubbi da risolvere per Amorim

39
Cronache Mercato
Cronache Mercato

Contro la Juventus, il Milan ha salvato solo il risultato. La classifica, con sette punti dopo tre giornate, sorride alla squadra, ma la prestazione offerta a Torino ha rappresentato un netto passo indietro sul piano del gioco e dell’identità, con un solo tiro registrato verso la porta avversaria.

La partita ha fatto emergere con prepotenza diversi problemi legati alla qualità complessiva della rosa, criticità già intraviste durante la preparazione estiva. Per realizzare il progetto di calcio dominante e propositivo del nuovo tecnico, servono interpreti all’altezza, capaci di imporre il proprio gioco sull’avversario.

Nel finale di gara, la scelta di schierare contemporaneamente giocatori come Terraciano, Musah, Estupinan e Loftus-Cheek ha evidenziato questa lacuna. Sebbene siano atleti su cui si può lavorare in un’ottica di rilancio, al momento non sembrano possedere quella qualità tecnica superiore necessaria per fare la differenza ai massimi livelli.

L’atteggiamento mostrato è parso una regressione a un Milan più attendista e speculativo, quasi allegriano, in netta contrapposizione con i principi di aggressività e controllo annunciati da Rúben Amorim. Il tecnico portoghese è arrivato da poco e avrà bisogno di tempo, ma è altrettanto chiaro che il processo di crescita della squadra deve subire un’accelerazione decisa.

All’interno della squadra persistono infatti troppi equivoci tattici che ne frenano lo sviluppo. Il primo riguarda la posizione del trequartista: è davvero quello il ruolo in cui un giocatore come Saelemaekers può esprimere al meglio le sue caratteristiche di corsa e sacrificio?

Di certo non è la posizione ideale per Rabiot, il quale, schierato in quella zona avanzata, rischia di essere depotenziato. La sua fisicità e la sua capacità di inserimento sarebbero indiscutibilmente più utili nel cuore del centrocampo, dove può agire da motore della squadra.

Un altro nodo da sciogliere riguarda l’imprescindibilità di alcuni elementi. Se Musah è considerato un titolare inamovibile, potrebbe esserci un problema di equilibrio. Allo stesso modo, l’innegabile classe di Modric nel palleggio viene parzialmente vanificata da un apporto meno incisivo in fase di non possesso, un aspetto che condiziona negativamente l’intensità della pressione richiesta dal tecnico.

Per quanto riguarda Moreira, al suo esordio, ogni giudizio sarebbe prematuro e si attenderanno le prossime uscite per una valutazione più completa.

L’equivoco più grande, forse, riguarda Gonçalo Ramos. Per la seconda partita consecutiva, l’attaccante è risultato il giocatore con più chilometri percorsi, superando gli undici. Questo dispendio di energie è controproducente: costringerlo a rincorrere costantemente i centrocampisti avversari lo sfianca e, soprattutto, lo allontana dalla zona calda dell’area di rigore.

Di conseguenza, Ramos non è riuscito a farsi trovare pronto in area di rigore, dove peraltro i rifornimenti sono stati estremamente scarsi e imprecisi. Un centravanti isolato e costretto a un lavoro di copertura così estenuante perde lucidità e pericolosità.

Questa versione del Milan è apparsa troppo involuta per essere considerata veritiera, ma partite come questa lanciano un segnale d’allarme inequivocabile. La rosa attuale potrebbe non avere la qualità diffusa che il gioco di Amorim richiede, e il tecnico ora ha il compito di accelerare nella ricerca di un undici titolare affidabile e di meccanismi di gioco più efficaci.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome