Nel pre-partita della sfida di cartello contro il Milan, valida per la quarta giornata di Serie A, l’allenatore della Lazio Gennaro Gattuso ha parlato ai microfoni di Dazn, toccando diversi temi cruciali. La squadra è arrivata allo stadio scortata dal calore dei suoi tifosi in moto, un segnale forte nonostante la loro assenza forzata dagli spalti dell’Olimpico.
Il tecnico ha esordito glissando sui recenti complimenti ricevuti dal collega Ruben Amorim, ringraziandolo ma sottolineando la sua totale concentrazione sul lavoro da svolgere. Ha poi voluto attribuire ogni merito della recente crescita e del ritrovato entusiasmo ai suoi giocatori: “La passione la devono mettere loro in campo. Se ora siamo in questa situazione è solo grazie ai ragazzi, che credono fermamente in quello che facciamo e lo dimostrano ogni giorno”.
L’analisi si è poi spostata sull’avversario. Gattuso ha mostrato di aver studiato attentamente il Milan, identificandone i principali punti di forza e le possibili minacce per la sua difesa. “Dovremo essere molto bravi con i nostri esterni a contenerli, perché loro sono letali quando ripartono in velocità”, ha spiegato il mister. “Hanno la capacità di portare sempre quattro o cinque uomini in area di rigore, per questo servirà una partita di grande coraggio e personalità, giocando con rispetto ma senza timore”.
Il focus principale dell’intervista è stato però un’analisi dettagliata e senza filtri su Nuno Tavares, tornato a mostrare sprazzi del suo talento. Gattuso ha ribadito un concetto a lui caro, definendo il suo esterno un giocatore con le qualità per giocare nel Real Madrid. Per rendere l’idea, ha usato una metafora tanto colorita quanto efficace, raccontata con un sorriso: “È come se i suoi genitori, venendo a mancare, gli avessero lasciato in eredità 100 milioni di euro e lui se li fosse fumati tutti in cinque anni”.
Con questo paragone, l’allenatore ha voluto descrivere la dualità del calciatore: un talento puro, dotato di velocità e di un’insolita abilità con entrambi i piedi, ma anche un elemento “particolare” da gestire. “Dopo la partita ha bisogno dei suoi tempi di recupero, che sono diversi da quelli degli altri. In una squadra te ne puoi permettere uno, forse due così”, ha aggiunto. Nonostante la critica velata, il giudizio complessivo è rimasto quello di un tecnico che crede nel suo giocatore: “È un bravo ragazzo, sa di essere fortissimo e per le qualità che possiede avrebbe potuto tranquillamente fare dieci anni da protagonista nel Real Madrid”.







