Dalla guardiania imposta agli agricoltori alle bische clandestine, passando per furti, scommesse e controllo del territorio. È il profilo dei fratelli Raffaele e Aldo Nobis tracciato da Nicola Inquieto nell’interrogatorio reso il 19 febbraio scorso e confluito nell’inchiesta della Dda di Napoli sul clan Zagaria.
Inquieto, imprenditore condannato per mafia e già coinvolto negli investimenti realizzati in Romania con i soldi di Michele Zagaria ‘Capastorta’, è fratello di Vincenzo, l’uomo che ha protetto la latitanza del boss nella casa di via Mascagni dove il capoclan fu catturato nel 2011.
Davanti agli investigatori, Nicola Inquieto, ora collaboratore di giustizia, ha riconosciuto Raffaele Nobis, fratello di Salvatore Scintilla, indicato come storico uomo della fazione. Secondo il suo racconto, Raffaele avrebbe iniziato occupandosi della “guardiania” sui terreni agricoli, i cui proprietari sarebbero stati costretti a pagare il pizzo. Avrebbe poi commerciato meloni, imponendo ai produttori di cedere la merce a un’azienda a lui riconducibile.
Inquieto sostiene inoltre di avergli consegnato personalmente alcuni “pizzini” inviati da Michele Zagaria al fratello Salvatore. Dopo il trasferimento in Romania, avrebbe appreso del coinvolgimento di Raffaele in altre attività illecite e di un’aggressione ai danni di un uomo che avrebbe mancato di rispetto a Nicola Zagaria, padre del boss.
La storia criminale dei Nobis, stando a quanto Inquieto riferisce di aver appreso dallo stesso Michele Zagaria, sarebbe cominciata con i furti di merci dai treni in transito nella stazione di Albanova. Raffaele si sarebbe successivamente dedicato anche al trafugamento di reperti archeologici. Intorno al Natale del 2007, secondo il dichiarante, avrebbe consegnato al capoclan dodici monete ritenute antiche e di presunta provenienza illecita.
Inquieto ricorda anche le frequentazioni di Raffaele con i fratelli del boss, Carmine, Pasquale e Antonio. Quando Michele Zagaria avrebbe affidato ad Aldo Nobis e ai ‘Marmolai’ (i fatelli Garofalo) la gestione delle bische clandestine, Raffaele avrebbe collaborato e sostituito il fratello nei periodi di assenza.
Più articolato il ritratto di Aldo. Inquieto lo definisce un uomo “inaffidabile”, ma contemporaneamente capace di rappresentare la famiglia Zagaria nelle singole vicende criminali. Avrebbe promosso iniziative illecite, soprattutto nel settore delle scommesse, garantendo guadagni al gruppo e diventando un riferimento per il controllo del territorio.
Grazie alla rete di relazioni negli ambienti criminali, Aldo sarebbe stato chiamato anche per recuperare automobili rubate o risolvere controversie. Pur essendo alle dipendenze di Michele Zagaria, secondo Inquieto sarebbe stato l’unico, in quel periodo, capace di incidere sui comportamenti del boss.
Le dichiarazioni sono state recuperate nell’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, che punta a ricostruire i nuovi assetti operativi della fazione ritenuta dalla Dda riconducibile oggi a Carmine e Antonio Zagaria. Una complessa inchiesta sfociata, lo scorso luglio, in 8 arresti. Raffaele Nobis, tra i destinatari del provvedimento, p ancora detenuto, mentre Aldo è tornato libero dopo la revisione del provvedimento cautelare da paprte de Riesame. Entrambi rimangono coinvolti nell’inchiesta e le accuse dovranno essere verificate nel processo, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.







