Marco Branca, attaccante di talento e poi uomo mercato dell’Inter del Triplete, ha ripercorso la sua carriera svelando aneddoti e retroscena. Il suo percorso da calciatore è stato un lungo giro d’Italia, a partire dagli esordi con il Cagliari: “Il presidente mi portò lì con uno stipendio da 65.000 lire al mese, non sempre pagato. Andavamo agli allenamenti in pullman e, se saliva il controllore, scendevamo”.
In quegli anni ha ricevuto consigli da campioni come Graziani e Bertoni, per poi passare alla Sampdoria. Lì, pur non trovando continuità nel tridente con Mancini e Vialli, ha contribuito con cinque gol decisivi alla conquista dello Scudetto. L’esperienza alla Fiorentina è stata a due facce: da un lato il difficile rapporto con l’allenatore Radice, dall’altro la stima del presidente Vittorio Cecchi Gori. “Mi diceva: ‘Lei è bello come un attore, le presenterò qualche mia attrice’. Non me ne ha presentata neanche una”.
Il suo carattere forte lo ha portato a scontrarsi anche con Nevio Scala ai tempi del Parma. “La sera prima di una partita importante, con Sacchi in tribuna, mi disse che avrebbe giocato Asprilla per questioni tecniche. Non sono stato gentile con lui e da allora non ho giocato quasi mai”. Dopo una parentesi alla Roma, è arrivato all’Inter, dove Massimo Moratti lo ha accolto definendolo “il Cantona italiano”. Branca ha ricordato quel periodo: “Ero al top, l’avevo già dimostrato all’Olimpiade di Atlanta. Quando ho segnato nel derby ero così sicuro che il rimpallo sarebbe arrivato da me che ero già pronto a tirare”.
A 38 anni è arrivata la proposta di Moratti di diventare direttore tecnico. “Ero un po’ spaventato, ma felice”, ha confessato Branca, che in quel ruolo ha avuto confronti diretti, come quello con Christian Vieri: “È stato lui a cercarlo, e io non mi tiro indietro”. Dei quindici titoli vinti da dirigente, ha un ricordo speciale per gli scudetti, “coronamento di un lavoro giornaliero in cui risolvi un problema ogni cinque minuti”.
Il racconto si è poi concentrato sulle operazioni di mercato che hanno costruito l’Inter del Triplete. L’acquisto di Wesley Sneijder è stato il più complesso. “Ho chiuso l’affare con uno stratagemma e un litigio con Mourinho. Lui era convinto che Wesley non sarebbe mai venuto e voleva altri giocatori. Io ero stato al telefono fino alle 4 del mattino con l’agente per convincerlo”. Quando ha comunicato a Mourinho l’esito positivo, la reazione del tecnico è stata critica: “‘Bravo, ma non siamo riusciti a fargli fare l’ultimo allenamento prima del derby’. L’ho mandato a quel paese”.
Un altro retroscena riguarda la scelta di Maicon, sconsigliato da Guidolin per la sua scarsa professionalità. “Per tenere lui, che era extracomunitario, abbiamo rinunciato a Carlos Tevez. Volevamo Zanetti a centrocampo e Maicon terzino destro”. Sulla mancata cessione dei big dopo la vittoria della Champions League nel 2010, Branca ha spiegato che ha prevalso la volontà di Moratti e dei giocatori di restare. Infine, ha commentato il fallito scambio Guarin-Vucinic con la Juventus: “Ero già in uscita, sono arrivato a cose fatte. Ricordo la stretta di mano tra Fassone e Marotta e poi il caos esagerato che ne è seguito”.







