La Procura di Roma ha aperto un’indagine su un presunto complotto per costringere Claudio Lotito a vendere la Lazio. L’ipotesi di reato è manipolazione del mercato, poiché il club biancoceleste è una società quotata in Borsa.
I carabinieri del nucleo investigativo, su disposizione dei magistrati, hanno effettuato perquisizioni ai vertici della Banca del Fucino e nei confronti del giornalista Luigi Bisignani. L’obiettivo è stato quello di sequestrare telefoni, computer e documenti per fare luce su una possibile “regia unitaria” e individuare eventuali “mandanti” dietro l’offensiva contro il patron del club.
Le indagini si sono sviluppate a partire da un precedente filone investigativo su striscioni e minacce. Dall’analisi dei dispositivi già sequestrati è emerso che alcune delle “attività di denigrazione” sui social network sarebbero state in parte finanziate da Francesco Maiolini, amministratore delegato della banca.
Gli inquirenti si sono poi concentrati su una serie di articoli apparsi sul quotidiano Il Tempo, ritenuti parte della stessa strategia. In particolare, un pezzo a firma di Bisignani del 31 maggio 2026 ha rilanciato quella che la Procura considera una notizia falsa: l’esistenza di una fantomatica offerta da 450 milioni di euro di JP Morgan per l’acquisto della società.
Un dettaglio ha attirato l’attenzione degli investigatori: nello stesso articolo si suggeriva a Lotito di rivolgersi a uomini della finanza per un nuovo corso, citando proprio Mauro Masi e Francesco Maiolini della Banca del Fucino. I tabulati telefonici hanno rivelato contatti “non occasionali” tra Maiolini e Bisignani negli ultimi due anni, a ridosso della pubblicazione degli scritti.
Un altro episodio riguarda due articoli che annunciavano l’imminente cessione del club, definiti dalla Procura “l’ennesima falsa notizia”. Secondo l’ipotesi accusatoria, da giugno 2024 è stata alimentata una campagna basata su informazioni false per destabilizzare la società.
Queste notizie, come lo stato di decozione delle aziende di Lotito o la sua presunta volontà di retrocedere per incassare il “paracadute”, erano idonee a provocare “una sensibile alterazione del prezzo delle azioni”, configurando così la manipolazione del mercato.
Parallelamente, l’inchiesta copre la pressione diretta esercitata sul presidente. Le prime denunce di Lotito risalgono al 30 giugno 2025, quando ha raccontato di una campagna denigratoria in corso da circa un anno. La pressione si è manifestata con striscioni, adesivi sotto casa e telefonate minatorie.
Il 17 luglio 2026, il presidente ha denunciato di aver ricevuto una chiamata con minacce di morte se non avesse lasciato il club, seguita da altre dello stesso tenore. Le perquisizioni attuali mirano a trovare prove decisive come conversazioni ed e-mail per confermare o smentire il quadro accusatorio e rispondere alla domanda centrale: se qualcuno abbia tirato le fila dell’intera operazione.







