Milan, Taarabt rivela: le liti e le notti folli

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Cronache Mercato
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Adel Taarabt ha annunciato il suo ritiro e ha ripercorso i sei mesi trascorsi al Milan nel 2014. Arrivato in prestito, il fantasista marocchino ha lasciato un ricordo controverso, fatto di giocate memorabili e un carattere difficile.

L’esperienza è iniziata sotto la guida di Clarence Seedorf. “Mi stimava molto, avevamo un rapporto quasi da padre e figlio”, ha spiegato. La fiducia del tecnico è stata ripagata con prestazioni di livello, come quella in Champions League contro l’Atletico Madrid. Nonostante quattro gol e due assist, il cambio in panchina si è rivelato fatale. “Inzaghi non voleva tenermi. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione”. Il mancato riscatto è diventato uno dei suoi più grandi rimpianti.

Il suo talento non è mai stato in discussione. In allenamento, compagni come Philippe Mexès faticavano a contenere il suo estro e Mario Balotelli, ha rivelato, lo paragonava a Neymar per le sue abilità. A questa dote tecnica si è però sempre contrapposto un temperamento complicato. “È vero, mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano”, ha ammesso, pur definendosi una persona gentile fuori dal campo.

La vita milanese ha offerto anche momenti di svago. Dopo le partite, era consuetudine per molti calciatori ritrovarsi in noti locali. “Andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche i giocatori di altre squadre. Era divertente”, ha raccontato, svelando un retroscena della vita notturna dei professionisti.

L’ambiente a Milanello è stato teatro di episodi tesi. Durante un’esercitazione, dopo non aver passato palla a Kakà, il brasiliano ha iniziato a rimproverarlo. “Non la smetteva. A un certo punto gli ho messo le mani al collo, ho perso la testa per un secondo”. La situazione è rientrata subito dopo, con le scuse reciproche tra i due giocatori.

Un altro compagno con cui il rapporto in campo è stato acceso è stato Ignazio Abate. Quando giocava sulla fascia, doveva subire le continue indicazioni del terzino. “Continuava a dirmi ‘Vai di qua, vai di là…’. A un certo punto gli ho detto: ‘Stai zitto!'”. Ha però precisato che non c’era astio, definendo Abate “una persona straordinaria” fuori dal campo.

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