Benfica di Marco Silva: analisi di una macchina da gol

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Cronache sport calcio
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Il Benfica di Marco Silva si è affermato come una delle squadre più prolifiche d’Europa. L’identità della formazione portoghese è costruita su un calcio basato sul dominio del gioco e sul possesso palla, sfruttando la velocità degli esterni e la presenza di un autentico numero nove.

I numeri di inizio stagione parlano chiaro. In Primeira Liga, il Benfica ha mantenuto una media gol impressionante, con 24 reti segnate in sole 6 partite. Questi dati, sebbene notevoli, vanno contestualizzati considerando il livello del campionato portoghese, dove il divario tecnico tra le squadre è più accentuato rispetto alla Serie A. Anche il dato sui gol subiti, 4, merita attenzione.

La stella della squadra è Vangelis Pavlidis. L’attaccante greco, alto quasi un metro e novanta, ha già messo a segno 14 gol in 11 presenze stagionali. Si è dimostrato un centravanti completo, abile nell’attaccare la profondità, dominante nel gioco aereo e capace di concludere con entrambi i piedi. Oltre a essere un finalizzatore, Pavlidis contribuisce alla manovra con 3 assist già forniti ai compagni.

Alle sue spalle agisce un trio di trequartisti di grande qualità: l’esperto Rafa Silva, il neoacquisto Georgiy Sudakov e il giovane talento argentino Gianluca Prestianni. In estate la società ha investito anche in difesa con l’arrivo di Alessandro Circati dal Parma, anche se la coppia titolare è spesso formata da Clement Lenglet e dal capitano classe 2002 Tomas Araujo.

A centrocampo, il nome di spicco è quello di João Palhinha, arrivato per dettare i tempi di gioco. Al suo fianco si alternano giocatori come l’ex Juventus Nicolás Barrenechea o centrocampisti più dinamici con propensione all’inserimento.

Una menzione speciale va all’allenatore Marco Silva. Dopo l’esperienza al Fulham, ha impostato il Benfica con un 4-2-3-1 fluido, mantenendo una media di possesso palla del 60%. Una caratteristica della squadra è la capacità di segnare molto negli ultimi 20 minuti, sfruttando la qualità di subentranti come Orkun Kökçü, David Neres e Arthur Cabral.

Il principale punto debole del Benfica risiede nella sua linea difensiva, che si è rivelata poco reattiva e vulnerabile sulle palle lunghe. Le squadre che riescono ad applicare un pressing alto e a ripartire velocemente possono mettere in seria difficoltà la retroguardia portoghese. È una squadra camaleontica, efficace anche in contropiede, ma che concede spazi importanti se attaccata con rapidità.

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