PIANO DI SORRENTO – Nessuno sconto, nessuna riduzione. Per Salvatore Ferraiuolo la condanna all’ergastolo resta intatta. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato la sentenza di primo grado per il 58enne pescatore accusato dell’omicidio dell’ex compagna Anna Scala, 56 anni, uccisa il 17 agosto 2023 in un garage privato di Piano di Sorrento. Una decisione che chiude il secondo grado di giudizio lasciando immutato il verdetto pronunciato dalla Corte d’Assise dopo le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata e condotte dai carabinieri della compagnia di Sorrento. Per l’accusa non fu un gesto improvviso, nato da un’esplosione incontrollata di rabbia. La ricostruzione portata in aula descrive invece una sequenza nella quale Ferraiuolo avrebbe seguito Anna Scala e, una volta raggiunta in un luogo appartato, l’avrebbe aggredita con un coltello fino a ucciderla. Poi avrebbe tentato di nascondere il corpo della donna nel bagagliaio della sua automobile. Una dinamica che, secondo la tesi accusatoria, racconta di un delitto maturato prima dell’incontro e non di una lite degenerata accidentalmente.
Il processo d’appello aveva riaperto il confronto sulle responsabilità e soprattutto sulla lettura da dare alle circostanze che precedettero l’omicidio. Nella precedente udienza la Procura generale di Napoli, rappresentata dal sostituto procuratore generale Carmine Esposito, aveva chiesto alla Corte di mantenere la pena dell’ergastolo. Ieri la parola è passata alla difesa, che ha cercato di mettere in discussione l’impianto accusatorio facendo leva soprattutto sulla versione fornita dallo stesso imputato. Ferraiuolo ha infatti ammesso di aver ucciso Anna, ma ha sostenuto una ricostruzione diversa da quella prospettata dall’accusa. Nelle sue dichiarazioni ha raccontato di aver colpito la donna al culmine di una discussione, dopo essere stato provocato e insultato. Una versione che la difesa ha portato all’attenzione dei giudici nel tentativo di ridimensionare la portata della condotta e di escludere la premeditazione. La Corte, però,
non ha accolto questa impostazione e ha ritenuto di confer- mare integralmente la decisione già pronunciata in primo grado.










