CASAPESENNA – Resiste in Corte d’appello l’assoluzione di Raffaele Parente. I giudici di Napoli hanno confermato il verdetto di primo grado nei confronti dell’imprenditore, attivo nel movimento terra e nel recupero dei rifiuti solidi urbani.
Parente, ritenuto dalla Dda un ‘colletto bianco’ del boss Michele Zagaria, non è intraneo al clan dei Casalesi. La Corte ha dato credito alla tesi del suo legale, l’avvocato Ferdinando Letizia, confermando l’insussistenza dell’accusa di associazione mafiosa.
Secondo la Procura, Parente avrebbe agito come uomo di fiducia di Zagaria nel trasporto di materiali edili e rifiuti.
L’imprenditore venne arrestato su ordine del gip del Tribunale di Napoli, ma fu poi scarcerato dal Riesame. A minare l’impianto accusatorio ha contribuito una trascrizione di un’intercettazione già presente nel processo Medea. In un colloquio tra Pasquale e Carmine Zagaria si faceva riferimento a un certo “Peppe”, imprenditore sul quale il clan avrebbe potuto fare affidamento per il trasporto dei rifiuti. Quel nome era stato però associato erroneamente a Parente, mentre indicava un’altra persona.
La svista era stata riconosciuta dal Riesame e poi nel processo di primo grado. La Dda aveva chiesto 9 anni per Raffaele e 3 per il fratello Claudio, accusato di interposizione fittizia di beni. Entrambi furono assolti. Dopo l’appello della Procura, sono stati nuovamente ascoltati i collaboratori di giustizia ed eseguite diverse perizie sulla trascrizione contestata. L’esito non è cambiato: assoluzione confermata per Raffaele Parente.
Clan Zagaria, l’imprenditore Raffaele Parente rischia 9 anni di carcere









