Sergio Porrini, campione d’Europa con la Juventus nel 1996, ha concesso un’intervista in cui ha analizzato a fondo il momento del club bianconero, toccando temi cruciali come la campagna europea, la rosa attuale, le scelte tattiche e il futuro della panchina.
Le sue parole offrono una prospettiva esperta sulla direzione che la squadra ha intrapreso. L’ex difensore ha commentato la recente vittoria in Europa, sottolineando come un risultato così netto non sia mai scontato a livello internazionale. “In Europa cinque gol non li fai facilmente a nessuno”, ha dichiarato. Ha aggiunto che la squadra doveva vincere e lo ha fatto in modo convincente, un passo fondamentale per costruire una mentalità positiva, perché “vincere aiuta a vincere”. Per questo la Juventus deve ora considerarsi a pieno titolo una delle candidate alla vittoria finale della competizione.
Passando all’analisi della rosa, ha individuato due figure chiave che possono davvero fare la differenza. “Gli unici che possono cambiare le sorti della Juve sono Yildiz e McKennie”, ha affermato con sicurezza, spiegando che entrambi possiedono la personalità giusta per alzare il livello dell’intera squadra.
Ha anche espresso apprezzamento per altri giocatori che si sono distinti, come Gonzalez e Zhegrova, lodando l’attaccamento alla maglia e il lavoro del CT Spalletti nel valorizzarli. Un punto centrale della sua riflessione ha riguardato l’assetto difensivo. Porrini ha espresso alcune perplessità sulla difesa a quattro, con cui ha notato “un po’ di sbandamenti”.
Secondo la sua esperienza, le caratteristiche fisiche dei difensori in rosa si esprimono al massimo con un modulo a tre. Ha ricordato come anche grandi campioni, come Van Dijk, abbiano faticato quando il collettivo non garantiva le giuste coperture, a dimostrazione di quanto il sistema di gioco sia fondamentale per la resa dei singoli.
L’analisi si è poi spostata sulla guida tecnica. Riguardo a Luciano Spalletti, ha riconosciuto il suo valore: “È uno dei più bravi tecnici italiani, le esperienze precedenti parlano per lui”. Ha sostenuto che, presa la decisione di continuare, gli vada dato il tempo necessario per lavorare. Tuttavia, ha poi tracciato un paragone netto, affermando che esistono allenatori di un livello superiore, “come ad esempio Conte”.
Infine, sulla dirigenza ha definito Massara e Carnevali “bravi dirigenti”, ma ha espresso una riserva sul carisma, sottolineando come manchi qualcosa rispetto alle figure del passato. Ha concluso con un monito sul mercato: “Prima di acquistare un calciatore allenato da Gasperini, bisogna pensarci tanto…”.








