Sandro Mazzola ha avuto un rapporto complesso con suo fratello Ferruccio, nato nel 1945 e scomparso nel 2013. La loro storia è iniziata con una separazione forzata: dopo il divorzio dei genitori, Sandro è rimasto a Torino con il padre Valentino, mentre Ferruccio ha seguito la madre Emilia.
La tragedia di Superga ha complicato ulteriormente le cose. Dopo la morte del padre, la nuova compagna di Valentino, Giuseppina, ha tenuto Sandro nascosto per alcuni giorni, non volendo separarsi da lui. Un “rapimento” di breve durata che si è concluso quando i due fratelli si sono finalmente ritrovati sotto lo stesso tetto con la madre.
Riuniti, hanno vissuto un’infanzia segnata da una normale distanza dovuta ai tre anni di differenza. La svolta è arrivata quando Benito Lorenzi, ex compagno di Valentino in Nazionale, li ha portati entrambi nel vivaio dell’Inter, allora guidato da Giuseppe Meazza. Meazza ha subito notato l’eccezionale talento di Sandro, prendendolo sotto la sua ala protettrice.
Anche Ferruccio ha dimostrato buone doti da calciatore, ma il suo percorso si è sviluppato in modo diverso. I due fratelli hanno giocato insieme in una sola occasione ufficiale: Inter-Vicenza dell’8 ottobre 1967. Poco dopo, Ferruccio è stato ceduto in prestito al Lecco, dando il via a una carriera che lo ha visto protagonista soprattutto con la maglia della Lazio.
Ferruccio è stato un buon centrocampista, dotato di visione di gioco e tecnica, ma ha sofferto il costante e inevitabile paragone con il fratello, icona della Grande Inter e del calcio italiano. Questa pressione, unita a un carattere particolare, ha contribuito a un progressivo allontanamento tra i due, anche dopo la fine delle rispettive carriere.
La rottura definitiva è avvenuta quando Ferruccio ha pubblicato un libro di memorie. Nel testo, ha fatto riferimento a una misteriosa pasticca che l’allenatore Helenio Herrera faceva aggiungere al caffè dei giocatori. L’allusione a pratiche di doping ha scatenato un’enorme polemica, coinvolgendo tutti i protagonisti di quella squadra leggendaria.
Sandro, sentendosi chiamato in causa come simbolo di quell’Inter, ha reagito duramente, smentendo pubblicamente il fratello. In seguito ha parzialmente corretto il tiro, ammettendo l’esistenza del rito del caffè, ma specificando che si trattava di sostanze innocue, come l’aspirina, usate dal “Mago” come placebo per motivare psicologicamente la squadra.
La bufera mediatica che ne è seguita ha incrinato in modo permanente il loro già fragile rapporto. Dopo aver perso tragicamente il padre, Sandro si è trovato di fatto a perdere anche il fratello. Un riavvicinamento è avvenuto solo negli ultimi anni di vita di Ferruccio, quando Sandro è venuto a conoscenza dei suoi gravi problemi di salute, fino alla sua scomparsa.





