L’Inter piange Sandro Mazzola: il racconto del figlio

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Cronache sport calcio
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Sandro Mazzola si è spento serenamente, nel sonno, dopo che la malattia era giunta alla sua fase conclusiva. A raccontare gli ultimi istanti e l’eredità umana e sportiva della leggenda è il figlio Alessandro, che lo ha accompagnato fino alla fine. “Eravamo preparati, anche se non lo si è mai del tutto”, ha confessato, descrivendo l’enorme ondata di affetto ricevuta.

“Un’invasione d’amore e di rispetto. L’affetto dei tifosi dell’Inter potevo immaginarlo, quello dei rivali acerrimi no”, ha spiegato il figlio, citando i messaggi arrivati da tutto il mondo e le parole emozionanti di Gianni Rivera. “Più che un rivale, è l’altra metà della mela. Hanno sempre avuto bisogno l’uno dell’altro e si sono voluti bene”.

La famiglia, pur nella sua proverbiale riservatezza, ha optato per un funerale pubblico per permettere a tutti di dargli un ultimo abbraccio. Per Mazzola, l’Inter è stata “la vita, l’amore più grande”. Tanti i rappresentanti del club, di oggi e di ieri, che si sono stretti attorno alla famiglia, da Marotta e Ausilio a Bergomi e Altobelli.

Alessandro Mazzola ha tracciato il ritratto di un padre che, rimasto orfano in giovane età, ha dovuto costruirsi da solo la propria felicità. “Mi porto dentro soprattutto questo insegnamento: la felicità devi costruirtela tu”. Un uomo umile ma determinato, che ha sempre creduto in se stesso, anche quando la stessa Inter, prima del suo esordio, stava per scartarlo.

Il peso del cognome è stato un tema centrale. “Per mio padre era molto più pesante. Chi andava a vederlo pensava di ritrovarsi Valentino e lui rispondeva sempre: Io sono Sandro, non Valentino”. Lo stesso Alessandro ha giocato nelle giovanili nerazzurre, per poi smettere, riconoscendo di non avere il talento e la “fame” del padre.

Tra i ricordi più cari, le vacanze estive in una Sardegna semplice e autentica, dove il campione poteva essere pienamente se stesso. E poi un aneddoto rivelatore: un giovane Alessandro, dopo un’ottima partita, ricevette un premio in denaro dal padre. “Gli chiesi: Allora ti sono piaciuto in campo? E lui: Hai giocato benino, ma questi te li do per il sette nell’interrogazione”.

Il figlio immagina ora l’incontro con il nonno Valentino, capitano del Grande Torino. “È bello pensarli insieme e felici. Papà sarà con lui, con tanti amici” e con compagni fraterni come Giacinto Facchetti, magari “a discutere di nuovo col Mago Herrera”.

I suoi gol memorabili, come quello contro il Vasas, restano impressi nella memoria, ma Mazzola sapeva anche ammirare i talenti altrui: “Per Ronaldo perdeva il senno”, ha raccontato il figlio. Oggi, la sua eredità interista poggia su Lautaro Martínez. “Gli piaceva lo spirito e diceva: Questo è un capitano vero”. Un giocatore umile, un po’ come lui.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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