Dall’inizio del campionato, il nuovo corso arbitrale ha contribuito a rendere le partite più intense e veloci, migliorando lo spettacolo complessivo. Questo risultato è figlio sia della linea voluta dal designatore Orsato, che ha spinto per un minor numero di fischi, sia delle recenti novità regolamentari introdotte dall’IFAB per ridurre le perdite di tempo.
Tuttavia, è emersa una tendenza preoccupante che rischia di vanificare i progressi: l’eccessiva riluttanza a intervenire. Sembra che per gli arbitri sia diventato un merito non fischiare falli o non concedere rigori, anche quando evidenti, e per gli addetti al VAR una qualità non richiamare il direttore di gara al monitor. In questo modo, errori chiari non vengono più considerati tali da giustificare una revisione.
Si è creata la sensazione che gli arbitri siano quasi in competizione per fischiare il meno possibile. Se questa è la ‘linea Orsato’, non può essere condivisa. Il merito non consiste nel fischiare poco, ma nel fischiare bene; non nell’evitare il VAR, ma nell’utilizzarlo in modo corretto e quando serve, come previsto dal protocollo.
Il regolamento del gioco del calcio può essere interpretato in modo più o meno permissivo, ma non stravolto o contraddetto dalle indicazioni di un designatore. Esiste un corpus di norme superiore a calciatori, arbitri e federazioni che deve essere sempre rispettato. Finché il VAR è parte integrante di questo regolamento, il suo utilizzo non può essere scoraggiato o ignorato.
I dubbi su questa gestione sono sorti fin dalla prima giornata di campionato. Un esempio è stato il contatto De Bruyne-Vasquez in Genoa-Napoli, un’irregolarità evidente che l’arbitro ha ignorato in nome di una presunta maggiore tolleranza al contatto fisico, commettendo un errore.
Le perplessità sono proseguite con altri episodi, come quello avvenuto in Bologna-Torino. L’intervento di Heggem su Oristanio in area è apparso un fallo netto, ma l’arbitro Guida non ha concesso il rigore e il VAR Santoro non è intervenuto, apparentemente per non contraddire la linea generale. Eppure le immagini hanno mostrato un contatto evidente.
A conferma della mancanza di uniformità, in un’altra recente partita un contatto simile in area di rigore ha invece portato alla giusta concessione di un penalty. Questa disparità di giudizio dimostra che la nuova linea interpretativa, se applicata in modo estremo, manca di coerenza e rischia di compromettere la regolarità delle competizioni.





