Garofalo e la rete di contatti in Comune: pratiche e licenze nelle carte dell’Antimafia

Secondo i carabinieri, le conversazioni mostrerebbero la capacità del 29enne di sollecitare amministratori e professionisti (non indagati)

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Il consigliere comunale Domenico Fontana e l’ex sindaco Marcello De Rosa, non indagati, con Costantino Garofalo, attualmente detenuto con l’accusa di associazione mafiosa, durante una cerimonia
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CASAPESENNA – Una pratica edilizia da sbloccare, somme di denaro e la cessione gratuita al Comune di una strada privata. Sono gli elementi emersi dalle conversazioni intercettate nell’ambito dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia che lo scorso luglio ha portato al fermo di Costantino Garofalo, accusato di associazione mafiosa.

L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Vincenzo Ranieri, Alfredo Gagliardi e Vincenzo Toscano, riguarda la struttura che, secondo la Dda, negli ultimi anni avrebbe assunto il gruppo riconducibile al clan Zagaria. Durante le attività, i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno approfondito anche i rapporti intrattenuti dal 29enne con esponenti politici e tecnici attivi nel Comune di Casapesenna.

Tra le vicende finite sotto la lente dei militari figura quella relativa a un terreno lungo la provinciale 340, acquistato da Garofalo. Sul fondo, collocato secondo gli atti in zona agricola e nella fascia di rispetto cimiteriale, insiste un immobile realizzato abusivamente e successivamente interessato da una domanda di condono. Nel dicembre 2024 era stato rilasciato un permesso di costruire in sanatoria con destinazione commerciale. In una conversazione con il fratello Antonio (non indagato), Garofalo avrebbe chiesto di recuperare la fotografia del permesso di costruire.

Nel corso della telefonata sarebbe emersa anche una richiesta di tremila euro avanzata da una persona indicata come Gianni. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, quel nome corrisponderebbe all’architetto Giovanni Sparaco, professionista che aveva redatto la perizia allegata all’atto di compravendita.

Altri contatti riguardano Sparaco e l’ex sindaco Marcello De Rosa, all’epoca consigliere comunale della maggioranza guidata da Giustina Zagaria (si è dimesso lo scorso giugno). Il professionista avrebbe rappresentato il blocco, da circa due mesi, di una pratica in attesa di una delibera, facendo riferimento a 2.500 euro di oneri da corrispondere qualora non fosse stata individuata un’altra soluzione. De Rosa avrebbe quindi contattato Eduardo Cotugno, responsabile dell’area tecnica comunale, riferendo di avere già affrontato la questione con il segretario e chiedendo la predisposizione dell’atto in coordinamento con Sparaco. Poco dopo avrebbe comunicato al professionista che la pratica edilizia, ancora intestata alla precedente proprietaria del terreno, era stata sbloccata e che non sarebbe stato necessario versare i 2.500 euro di oneri.

Un ulteriore passaggio riguarda una conversazione tra Garofalo e il consigliere comunale Domenico Fontana. Quest’ultimo avrebbe invitato il 29enne a fissare un appuntamento con un notaio per formalizzare la cessione gratuita al Comune di una strada, in modo da consentire alle diverse pratiche di procedere contemporaneamente. Fontana avrebbe inoltre riferito di essersi interessato presso l’architetto Ciro Starace alla documentazione relativa ai lavori di ristrutturazione di un’abitazione.
I carabinieri non escludono che la strada menzionata in questa conversazione sia la stessa richiamata nei colloqui tra De Rosa e Sparaco.

Secondo gli investigatori, l’insieme di questi contatti sarebbe indicativo della capacità di Garofalo di interloquire (direttamente o indirettamente) con esponenti politici e tecnici della macchina comunale. È questa la ragione per la quale la vicenda relativa al terreno, al titolo edilizio e alla cessione della strada ha assunto rilievo nell’attività investigativa.

I carabinieri ipotizzano una sua influenza sull’Ente e un possibile sistema di utilità reciproche. Si tratta, tuttavia, di valutazioni investigative e non di responsabilità accertate. La presenza di amministratori e professionisti nell’informativa assume rilievo nella ricostruzione della rete di relazioni e della capacità di interlocuzione attribuita a Garofalo. La loro menzione negli atti, da sola, non consente però di attribuire loro responsabilità penali.

Proprio nell’ambito delle attività su Garofalo, i carabinieri hanno dedicato uno specifico approfondimento alla campagna elettorale comunale del 2024 e ai rapporti intrattenuti dal giovane con alcuni candidati.

L’ex sindaco De Rosa, Fontana, Cotugno e i professionisti Ciro Starace e Giovanni Sparaco non sono indagati, non figurano tra i destinatari dei provvedimenti eseguiti lo scorso luglio. Allo stato delle informazioni disponibili, non risulta un loro coinvolgimento formale in ulteriori procedimenti collegati alle vicende riportate nell’informativa della Dda Con Garofalo erano stati raggiunti dal provvedimento altri sette indagati, tra i quali Raffaele Nobis.

Il Tribunale del Riesame ha successivamente esaminato le diverse posizioni, confermando la misura nei confronti del 29enne. Secondo la Dda, Garofalo sarebbe stato organico al gruppo Zagaria e avrebbe rappresentato un volto nuovo attraverso il quale la cosca avrebbe cercato di riaffermare la propria presenza sul territorio. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Garofalo e gli altri indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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