Rivera ricorda Mazzola: ‘Un amico, non capii la staffetta’

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Cronache sport calcio
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Gianni Rivera ha ricordato con commozione Sandro Mazzola, l’amico e rivale di una vita scomparso di recente. Il Golden Boy del Milan ha ripercorso un legame che ha segnato un’epoca del calcio italiano, unendo due bandiere di Milan e Inter, protagonisti di derby infuocati e di una storica avventura in Nazionale.

“Era un grandissimo giocatore, un campione e un amico”, ha affermato Rivera. La loro rivalità è stata una costante della Milano calcistica degli anni Sessanta e Settanta. “Eravamo divisi solo dal derby. Io Milan, lui Inter. Era giusto così”. Un dualismo sportivo che, secondo Rivera, è stato “un po’ gonfiato, una manciata di pepe sulla rivalità calcistica che ha fatto gioco a tutti”. I loro derby, pur essendo intensi, erano fondati su una sostanziale correttezza.

Nonostante la divisione cittadina, in Nazionale il loro rapporto è stato da subito di profonda stima. Rivera ha ricordato un episodio del 1963, durante un’amichevole contro il Brasile a San Siro. “C’era un rigore. Ero il rigorista designato, ma gli ho dato il pallone e ho detto: ‘Dai, tira tu'”. Mazzola, al suo debutto in azzurro, ha segnato contro il grande Gilmar, iniziando la sua storia con la maglia dell’Italia.

Il capitolo più discusso della loro carriera comune resta però la “staffetta” ai Mondiali di Messico ’70. L’allora commissario tecnico Ferruccio Valcareggi decise di non farli giocare insieme, alternandoli: un tempo per Mazzola, uno per Rivera. “Non l’ho mai capita, e nemmeno Sandro”, ha spiegato il Golden Boy. “Avevamo caratteristiche talmente diverse che potevamo benissimo stare in campo insieme. Prima e dopo quel Mondiale, abbiamo sempre giocato assieme”.

Anche Pelé, ha ricordato Rivera, si era mostrato perplesso di fronte a quella scelta tattica. La staffetta è stata applicata in partite cruciali come la semifinale vinta 4-3 contro la Germania, ma ha raggiunto il suo apice di critiche nella finale persa 4-1 contro il Brasile.

In quella partita, Rivera è entrato solo negli ultimi sei minuti, a risultato già compromesso. “Sono passati tanti anni, si manda giù tutto. Credo che il ct pensasse che sei minuti mi sarebbero bastati per vincere la partita”, ha commentato con ironia. Ha anche rievocato la confusione di quel momento, con Mazzola che si era tolto le scarpe nell’intervallo, venendo ripreso da Valcareggi. “Non si capiva niente. Sandro non capiva se sarebbe uscito, io se sarei entrato”.

Al di là delle scelte tecniche e delle rivalità sul campo, il loro legame è stato fondamentale per il futuro del calcio italiano. “Abbiamo contribuito a cambiare il calcio italiano anche fuori dal campo”, ha sottolineato Rivera. Insieme ad altre figure di spicco, sono stati tra i fondatori dell’Associazione Italiana Calciatori. “Una grande battaglia guidata da Sergio Campana. L’abbiamo fatto per gli altri, per dare voce alla rivendicazione di tanti ragazzi”. Un’amicizia e un rispetto che sono andati oltre le maglie e i trofei, lasciando un’eredità indelebile. “Ci volevamo bene e ci siamo sempre sentiti, anche negli ultimi tempi”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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