Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha ricevuto il Premio Sportivo alla Carriera dall’Associazione della Stampa Estera in Italia. A margine dell’evento, ha annunciato importanti novità sulle future infrastrutture del club e ha commentato diverse tematiche del calcio attuale.
De Laurentiis ha svelato per primo il progetto per il nuovo centro sportivo. “Abbiamo trovato 17 ettari e mezzo a Qualiano”, ha dichiarato, spiegando che le ricerche precedenti erano state complicate da ostacoli burocratici. “Lì realizzeremo dieci campi di calcio e 7.500 metri quadrati tra uffici e spogliatoi, destinati alla prima squadra e a tutto il settore giovanile”.
La notizia principale riguarda però il nuovo stadio. Il presidente ha confermato l’intenzione di costruire un impianto di proprietà, distaccandosi dal progetto di ammodernamento del Maradona in vista di Euro 2032. “Ho una lettera d’intenti firmata un mese fa con la Q8, che a Napoli Est ha individuato 38 ettari”, ha garantito.
Il progetto prevede uno stadio da 70mila posti, privo di pista d’atletica e dotato di 120 sky box e ristoranti. L’ispirazione viene da modelli moderni come il nuovo stadio del Real Madrid, con un campo retrattile per ospitare eventi senza danneggiare il terreno di gioco. “In aggiunta ci sarà un museo interattivo”, ha aggiunto De Laurentiis.
La decisione di costruire un nuovo impianto nasce dalla profonda insoddisfazione per lo stato attuale del Diego Armando Maradona, che il presidente ha definito “da demolire”. De Laurentiis ha criticato il piano di ristrutturazione proposto da Regione e Comune, ritenendo insufficienti i 200 milioni stanziati. “Con quella cifra al Maradona gli fai appena una carezza”, ha affermato.
Ha poi confermato che il Napoli continuerà a giocare nell’attuale stadio fino al completamento del nuovo. “Non ci metterò una vita, serviranno 24 mesi. E sarà uno stadio finanziato completamente da me”, ha dichiarato, specificando che una volta pronto il nuovo impianto, quello attuale “viene abbattuto”.
Nel suo intervento, De Laurentiis ha riservato parole dure anche per il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, e per il modello dei fondi d’investimento nel calcio. Ha raccontato di una cena di tre anni fa, definendo il discorso di Cardinale “né in cielo né in terra”. “Era un proprietario che aveva esigenze da finanziere, non da vero imprenditore”, ha commentato, criticando un approccio che a suo dire non porta benefici reali al sistema.
Infine, interpellato su Luciano Spalletti, De Laurentiis ha evitato una risposta diretta ma ha lanciato un messaggio generale sul ruolo degli allenatori. “Gli allenatori devono capire di essere dei collaboratori chiamati a dirigere l’orchestra, ma rimangono comunque dei dipendenti”, ha sottolineato. “A volte tendono a dimenticarlo”.












