MARCIANISE – Arresti domiciliari per Dante Salzillo e per i fratelli Raffaele e Angelo nell’inchiesta sugli appalti e sui subaffidamenti dell’Alta velocità Napoli-Bari. Il giudice per le indagini preliminari si è pronunciato dopo gli interrogatori preventivi, escludendo, secondo le prime informazioni disponibili, l’aggravante mafiosa. La guardia di finanza è intervenuta per dare esecuzione ai provvedimenti: eseguite anche altre misure cautelari relative agli episodi di presunta corruzione al centro del fascicolo. Per Giandomenico Colella, ex consigliere comunale, è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Arresti in casa per Domenico Di Lillo. Ad assistere i due, gli avvocati Ferdinando Letizia e Nicola Musone.
Un primo punto fermo riguarda anche il versante patrimoniale. Non è stato disposto il sequestro delle società: il provvedimento riguarda il valore dei regali e delle altre utilità che, secondo l’accusa, sarebbero stati riconosciuti come contropartita dei favori ottenuti nei cantieri.

La decisione arriva nell’ambito dell’indagine condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Al centro degli accertamenti ci sono i rapporti tra l’Areco, ricondotta dagli investigatori ai Salzillo (assistiti dai legali Angelo Raucci e Nicola Russo) e alcune figure operative della filiera dei lavori della Napoli-Bari.
Secondo la ricostruzione della Procura, l’impresa avrebbe beneficiato di condizioni di favore nell’assegnazione di lavori e servizi, nei subappalti e nella liquidazione dei crediti. Vantaggi che, nell’ipotesi accusatoria, sarebbero stati ottenuti attraverso denaro, regali e altre utilità destinati ai soggetti in grado di incidere sulle scelte e sulle attività dei cantieri.
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