Ballotta si racconta: da Ancelotti ad Asprilla

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Cronache Mercato
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Marco Ballotta ha ripercorso la sua lunga carriera, diventando a 43 anni il calciatore più anziano a giocare in Champions League e a 44 il più grande in Serie A. Il suo segreto? “La passione. È chiaro che si deve incastrare tutto, ma l’importante è farsi trovare sempre pronto”.

Gran parte della sua avventura professionale è legata alla Lazio, dove ha spesso ricoperto il ruolo di vice. “Anche a 40 anni mi divertivo ad allenarmi per migliorarmi. Non ti devi mai sentire un vice, altrimenti passa la voglia. Io lo vedevo come uno stimolo e davo una mano nello spogliatoio”.

Ha ricordato una stagione particolare in biancoceleste: “Si diceva che Peruzzi avrebbe continuato, poi che sarebbe arrivato Carrizo. Nei preliminari di Champions ho giocato io perché non c’erano altri portieri. Dopo arrivò Muslera, ma era ancora un ‘bambino’ e quindi ho trovato spazio”.

La sua modernità nel ruolo è stata un punto di forza, specialmente dopo il cambio di regola sul retropassaggio. “Per me non è stato un problema, mi divertivo a giocare con i piedi. Io e Taffarel al Parma siamo stati i pionieri della costruzione dal basso, in allenamento giocavamo spesso in attacco”.

E ha aggiunto un aneddoto: “Chiedete ad Apolloni, ancora si ricorda un mio goal in rovesciata in allenamento. E giocavamo con le porticine piccole!”. Il vizio del gol è rimasto un chiodo fisso, tanto che in Primavera batteva anche i calci di rigore.

Ha poi svelato un retroscena sugli inizi di Carlo Ancelotti come tecnico alla Reggiana. “Durante gli allenamenti era tosto, ma poi faceva serate con noi al bar. Dopo un inizio difficile, la società chiese a noi senatori se cambiarlo, ma ci opponemmo perché sapevamo che il problema non era lui”.

“Lui voleva il 4-4-2 con la difesa alta, ma noi non avevamo assimilato i concetti. Dopo una sconfitta per 4-1 ci disse: ‘Da oggi giocate come dico io’. Da quel momento le abbiamo vinte tutte e siamo saliti in Serie A”, ha concluso.

Non sono mancati i racconti su compagni sopra le righe, come Faustino Asprilla. “Parcheggiava le macchine sotto ai semafori e andava via. Una volta tornò dalla Colombia con un polpaccio tagliato, disse che era stato un incidente in piscina, ma voleva giocare lo stesso”.

Infine, un’analisi sui presidenti della Lazio che ha conosciuto, Cragnotti e Lotito. “Il primo ha fatto investimenti importanti, l’altro ha pagato i debiti con una mentalità diversa. Me lo immagino a fare i conti tutte le sere per dare solidità alla società”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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