Justin Oboavwoduo, attaccante classe 2006 della Juventus Next Gen che ha da poco esordito con la prima squadra, si è raccontato in un’intervista concessa al sito ufficiale del club. Il giovane talento inglese ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera, dalle origini fino all’approdo a Torino.
La sua passione per il calcio è nata quasi per caso. “Quando ero un bambino piccolo all’asilo, ho semplicemente preso in mano un pallone”, ha ricordato. È stata la sua maestra a notare il talento e a suggerire alla madre di coltivarlo, dando il via a una storia fatta di dedizione e supporto familiare.
Senza l’appoggio dei suoi cari, il percorso sarebbe stato impossibile. “La mia famiglia ha fatto molti sacrifici per me. Vengo da una casa con quattro figli, tutti molto attivi e sportivi”, ha spiegato il giocatore, sottolineando l’enorme sforzo dei genitori nel conciliare lavoro e impegni sportivi per aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi.
La sua formazione calcistica ha radici profonde nell’accademia del Manchester City, un ambiente che ha definito cruciale per la sua crescita. “A Manchester fanno molto lavoro sullo sviluppo individuale per vedere dove puoi migliorare ogni giorno”, ha raccontato.
Questa filosofia, applicata a tutti i livelli, dalle giovanili alla prima squadra, facilita la transizione tra le categorie. “Mi ha aiutato molto a imparare le basi del calcio, ad avere una buona tecnica e una buona intelligenza calcistica”, ha aggiunto, evidenziando come questo approccio miri a trasformare i punti di forza in “super punti di forza”.
L’arrivo in Italia ha rappresentato una svolta, ma anche una sfida significativa. La barriera linguistica è stata uno dei primi ostacoli da superare, insieme alla necessità di adattarsi a una vita indipendente per la prima volta, lontano da casa e dalla famiglia.
“Era la prima volta che mi allontanavo dalla mia famiglia: vivere da solo, fare le cose per conto mio, dover comprare i generi alimentari o una televisione”, ha confessato. Gestire gli aspetti pratici della vita quotidiana, unito alla distanza da Manchester, ha costituito la difficoltà maggiore in questa nuova avventura.
Nonostante le difficoltà, la scelta di vestire la maglia bianconera è stata naturale e decisa. “Ovviamente la Juventus è la squadra più grande d’Italia e ha una grandissima storia”, ha affermato con convinzione.
Quando è arrivata la chiamata, l’interesse serio del club e la visione chiara del progetto tecnico hanno fugato ogni dubbio. “Non è stata una decisione difficile da prendere, specialmente per come mi vedeva integrato nel sistema e per quello che avrebbe potuto essere il piano per me. C’era un senso di gioia e orgoglio enorme per me e per tutta la mia famiglia”.







