Roma, Gasperini: “Vinceremo lo Scudetto in tre anni”

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Cronache Mercato
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Durante la sosta per le nazionali, l’allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, ha concesso un’intervista a “Il Corriere della Sera”, edizione di Bergamo. Il tecnico ha toccato temi cruciali del suo passato, del presente giallorosso e di un futuro che potrebbe riservare sorprese, senza tralasciare la sua nuova avventura imprenditoriale nel campo del vino, avviata con il figlio Davide.

Il focus si è spostato rapidamente sul progetto con la squadra capitolina e sull’ambizioso obiettivo tricolore. “Il nostro piano prevedeva di arrivare allo Scudetto in tre anni”, ha dichiarato l’allenatore. “Non ci dispiacerebbe anticipare i tempi, ma siamo consapevoli che la strada è lunga. Nel calcio non esistono percorsi netti, ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…”.

Impossibile non tornare con la memoria a Bergamo, la tappa che ha definito la sua carriera. Gasperini ha parlato del suo iconico 3-4-3, un modulo importato dall’Olanda che in Italia ha faticato a imporsi. “Non c’è dubbio che, fin qui, il punto più alto l’abbia raggiunto con l’Atalanta”, ha ammesso, sottolineando come la sua bravura non sia misurabile solo con l’Europa League vinta, ma con la costanza dei piazzamenti Champions ottenuti in nove anni.

Il tecnico ha poi spiegato le ragioni del suo addio alla Dea. “Amo l’idea di costruire qualcosa di grande partendo da un gradino inferiore”, ha confessato. “Posso riconoscere che ho lasciato l’Atalanta nel momento in cui ho realizzato che non era umanamente possibile fare di più con quella squadra”. La sua carriera ha conosciuto anche momenti difficili, come l’esonero dall’Inter, definito “forse il momento peggiore”. Ha però saputo rialzarsi, grazie anche alla fiducia incondizionata ricevuta a Bergamo.

Riguardo a un presunto interessamento passato della Juventus, Gasperini ha preferito non commentare, lasciando un velo di mistero sulla questione. L’intervista si è conclusa con una nota di profonda nostalgia per la città orobica. “Bergamo è stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente”.

Queste parole hanno aperto la porta a un’ipotesi suggestiva. Alla domanda su un possibile ritorno in futuro sulla panchina nerazzurra, non ha posto veti: “E chi può escluderlo? Una cosa è certa: la mia casa a Bergamo non l’ho venduta”. Un messaggio che lascia aperte tutte le possibilità per il futuro.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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