Sandro Cois ha aperto l’album dei ricordi, ripercorrendo una carriera vissuta tra sogni realizzati solo in parte e un addio al calcio troppo precoce. L’ex mediano ha raccontato il confine sottile tra la speranza di risorgere e la necessità di arrendersi a un fisico che ha presentato il conto a soli 31 anni.
La sua avventura nel calcio professionistico è iniziata con una trasformazione. Nelle giovanili della Fossanese giocava da trequartista con la maglia numero dieci, ma il suo destino è cambiato al Torino. È stato Emiliano Mondonico a intuirne le potenzialità in mediana, arretrando il suo raggio d’azione e trasformandolo in un centrocampista di rottura, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Osso” per la sua tenacia.
Con la maglia granata ha vinto una Coppa Italia e ha vissuto una delle serate più amare della sua carriera: la finale di Coppa Uefa del 1993 contro l’Ajax. “Quella sera ci hanno rubato la finale con un arbitraggio vergognoso”, ha ricordato Cois, menzionando l’iconico gesto di Mondonico che ha alzato una sedia verso l’arbitro in segno di protesta.
Il passaggio alla Fiorentina ha segnato l’apice della sua carriera. In viola ha fatto parte di una squadra che lui stesso ha definito “mostruosa”, sfiorando uno scudetto in una stagione segnata dall’assenza di Edmundo, partito per il Carnevale, e dall’infortunio di Batistuta. “Ogni allenamento era uno spettacolo: Rui Costa e Bati erano due alieni”, ha commentato, elogiando anche allenatori come Claudio Ranieri, “un signore con idee innovative”, e Alberto Malesani, grazie al quale ha raggiunto la Nazionale.
La convocazione per i Mondiali del 1998 da parte di Cesare Maldini è stata un sogno, ma porta con sé il suo più grande rimpianto. Nonostante facesse parte di una rosa stellare, con fenomeni in ogni ruolo e un giovane Buffon come compagno di stanza, Cois non ha giocato neanche un minuto. “Mi sarei meritato di giocare almeno un minuto, sarebbe stata la chiusura perfetta di un cerchio”.
La sua carriera, di fatto, si è conclusa a Firenze. Due gravi ernie cervicali lo hanno costretto al ritiro. “Non stavo più in piedi, faticavo a camminare. Dire basta è stata una liberazione, anche se gli infortuni mi avevano distrutto a livello mentale”. Nonostante l’interesse passato di club come Inter e Juventus, il presidente Cecchi Gori non ha mai voluto cederlo.
Dopo il ritiro, Cois ha vissuto un periodo di rigetto per il calcio, scoprendo un mondo che ha definito “una giungla”. Ha raccontato di come molti presunti amici siano spariti una volta uscito dalla “bolla” della notorietà. Un breve ritorno come allenatore nei vivai toscani gli ha mostrato un’altra realtà negativa: un sistema pieno di “raccomandati” e una carenza di preparazione tecnica tra gli allenatori.







