Ruben Amorim ha mostrato un volto nuovo sulla panchina del Milan, abbandonando l’immagine di allenatore integralista per adottare un approccio più flessibile e imprevedibile. L’idea di un calcio dogmatico ha lasciato spazio a una visione più liquida, che si adatta alle circostanze e agli avversari.
Nei primi mesi di campionato, il tecnico portoghese ha compreso la necessità di variare il suo impianto tattico per avere a disposizione più soluzioni di gioco. La Serie A ha infatti dimostrato di essere un campionato in cui gli avversari studiano e neutralizzano rapidamente uno spartito tattico ripetitivo.
Di conseguenza, il 3-4-2-1 di riferimento è stato affiancato da numerose varianti, rendendo il Milan una squadra difficile da decifrare. Lo stesso allenatore ha sottolineato come i moduli contino relativamente, mentre sono le posizioni e l’interpretazione dei giocatori a fare la differenza nel corso della partita.
Nelle ultime uscite, la squadra ha spesso modificato il proprio assetto durante i novanta minuti. Della difesa a tre iniziale è rimasta solo una traccia parziale, con la linea che è diventata a quattro a seconda della posizione degli esterni. Il sistema si è trasformato in una difesa a tre solo quando Gila a destra o Moreira a sinistra hanno spinto in fase offensiva.
Un contributo fondamentale in fase di impostazione è arrivato da un centrocampista, spesso Modric, che si è abbassato tra i due difensori centrali per avviare l’azione. Anche la mediana è diventata un reparto più dinamico e meno prevedibile per gli avversari. Contro l’Atalanta, per esempio, l’impiego di Rabiot è stata una mossa chiave per non lasciare isolata la punta Ramos e per rinforzare il centrocampo.
A seconda delle fasi di gioco, il Milan si è schierato con un 4-2-3-1, con Rabiot trequartista alle spalle della punta, oppure con un 4-3-3. Quest’ultimo modulo sembra essere quello che meglio rappresenta la recente evoluzione voluta da Amorim, portando benefici evidenti a Luka Modric.
Il regista croato è apparso più incisivo e a suo agio rispetto all’inizio della stagione. Con due centrocampisti a proteggerlo, come Musah e lo stesso Rabiot, è riuscito a esprimere al meglio le sue qualità di costruzione del gioco, garantendo un rendimento di alto livello.





