Tre killer per uccidere Marco Barbuto. Due lo immobilizzano ed un terzo lo accoltella

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Via San Giovanni in Porta e Marco Barbuto
Via San Giovanni in Porta e Marco Barbuto
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NAPOLI – Un’inquadratura nitida catturata dalle telecamere di videosorveglianza dei Decumani fa luce sull’omicidio di Marco Barbuto: le immagini mostrano due soggetti che bloccano improvvisamente la vittima mentre si trova ancora in scooter, parandosi con decisione davanti al mezzo per impedirgli ogni via di fuga. Lo tengono fermo con forza in via San Giovanni in Porta. Passano alcuni secondi. In quei precisi istanti sopraggiunge un terzo uomo che sorprende alle spalle il quarantottenne e lo colpisce 17 volte con estrema violenza alla schiena. Il mezzo a due ruote viene poi rinvenuto parcheggiato regolarmente, sistemato con cura a cinque metri di distanza dal cadavere, macchiato da evidenti tracce ematiche, segno che qualcuno lo ha sollevato e spostato prima dell’arrivo delle forze dell’ordine e dei soccorritori. Chi? E perché? La scena del crimine è alterata all’arrivo della polizia scientifica. Non si esclude che chi ha manipolato il luogo, lo abbia fatto per altre ragioni: potrebbe aver sottratto oggetti personali, o materiale prezioso che la vittima portava con sé quando è stata uccisa.

L’allarme era scattato nella tarda serata dell’altro ieri, poco dopo le ventitré, quando una segnalazione al centralino d’emergenza denunciava un’aspra colluttazione in strada, condita da urla squarcianti che avevano svegliato l’intero quartiere. Il 48enne si è difeso con tutte le forze. I primi ad arrivare in via San Giovanni in Porta hanno trovato il corpo del quarantottenne, originario della Sanità, riverso a terra in una pozza di sangue.

Secondo i dettagli emersi dai primi accertamenti medico-legali e dagli esami svolti sul posto, la vittima è stata colpita alla schiena con accanimento. Gli investigatori della Squadra Mobile, guidati dal dirigente Mario Grassia, insieme agli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e al personale della Polizia Scientifica, hanno setacciato palmo a palmo l’area circostante alla ricerca di reperti utili, imbattendosi in elementi sospetti. Il 48enne indossava guanti in lattice. Il suo scooter Honda Sh nero aveva la targa coperta con nastro adesivo. Ma non era accanto al corpo.

Parallelamente ai rilievi tecnici, le forze dell’ordine hanno scavato a fondo nella vita e nei trascorsi di Barbuto, noto con il soprannome di ‘Brosciastro’. Il suo passato evidenzia precedenti focalizzati sui reati contro il patrimonio, in particolare colpi messi a segno per la sottrazione di orologi di grande valore. Questa specifica figura ha spinto gli inquirenti a concentrare i propri sforzi su due ipotesi: da un lato si valuta l’eventualità di un colpo programmato male e degenerato nel sangue, in cui la vittima stessa potrebbe aver subito la reazione furiosa delle vittime; dall’altro non si tralascia la pista di un violento scontro esploso all’improvviso nei vicoli per vecchi rancori o altro.

Le verifiche coordinate dalla Procura proseguono anche attraverso l’acquisizione e l’analisi minuziosa dei filmati estrapolati dalle telecamere di videosorveglianza installate lungo le strade limitrofe al centro antico, nella speranza di individuare i movimenti dei tre assassini.

Al momento del ritrovamento del cadavere intorno alla mezzanotte, le strade erano deserte. Ma le urla avevano attirato l’attenzione dei residenti. In un vicolo rimasto deserto durante l’intervento delle pattuglie della questura.

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