Nel 2026 pare anacronistico stare a precisare che certe attività, propensioni e passioni non siano una questione di genere.
Essere uomo o donna non determina la passione. Sicuramente essere uomo o essere donna può comportare modalità diverse sul come quella passione si segue. Chi scrive ha sicuramente un genere definito, ma il genere non ha mai condizionato scelte e decisioni, nonostante abbia potuto dettare tempi e modalità organizzative. Oggi proviamo a raccontare la storia di due tifose: Gemma e Benedetta.
Il genere non ha condizionato questa scelta di passione: onnipresenti, non hanno fatto mai mancare il sostegno alla squadra, la loro voce sempre tra i cori, le maglie indossate con orgoglio. Parliamo della loro organizzazione, dei tempi da conciliare, delle famiglie e delle trasferte. Incontriamo Benedetta, una tifosa che tutti conoscono e tutti rispettano.
Lombarda di nascita, casertana per scelta. Una scelta d’amore, viscerale, totale. Ha uno stile di vita denso, pieno. Un lavoro di responsabilità, pesante anche emotivamente, eppure lei trova sempre il tempo, trova sempre lo spazio. Perché quando ami, il tempo lo trovi, e quando quella cosa che ami ti dà conforto e calore, allora non puoi farne a meno.
Si è cucita una bandiera, sopra c’è scritto: “Un cuore solo, un’anima sola”. La Casertana per lei è appartenenza, non un semplice slogan ma una professione di fede.
Benedetta programma ferie, turni, impegni sociali e familiari in base al calendario del campionato. Salta cene, sposta appuntamenti, macina chilometri. Dalla Lombardia a Caserta, da Caserta ovunque giochi la Casertana. Mai stanca.
Andare al Pinto non è un hobby. È come la messa della domenica, un rito laico che ti rimette in pace con il mondo.
E quando, a un certo punto della sua vita, ha perso la bussola, quando tutto fuori sembrava confuso e rumoroso, la Casertana e lo stadio sono diventati il Nord. Il riferimento. Poi ho incontrato Gemma. Mi ha aperto la porta della sua coloratissima casa, dove si respira subito aria di curva.
Sì, perché lei non si sente solo una tifosa: lei è parte del gruppo. Casertana DOC, non ricorda nemmeno quando è iniziata la passione, era troppo piccola. Oggi Gemma è una docente, è mamma di due splendidi figli adolescenti, manda avanti una casa e gestisce una piccola tribù di 13 gatti.
Una girandola di impegni che non finisce mai. Eppure, in quell’incastro perfetto e faticoso tra lavoro, compiti, lezioni e famiglia, c’è un punto fermo che non salta mai: la Casertana. È lei a tenere insieme tutto. Le trasferte organizzate all’alba dopo una giornata di scuola, le partite incastrate tra le riunioni e la cena da preparare.
Alla domanda “Cos’è per te la Casertana?”, risponde senza esitare: “Libertà. Indipendenza.” È il suo spazio. Nonostante tutto. Gemma al Pinto ha trovato anche qualcosa in più: ha incontrato Benedetta. Un’amicizia nata sugli spalti, un altro miracolo fatto dalla Casertana. Loro insieme percorrono una unica strada, quella verso lo stadio. La storia di Gemma e Benedetta è semplice.
È la storia di due donne che hanno trovato nella stessa maglia la loro libertà. E ci ricordano, dal gradone del Pinto, che se una passione è vera non c’è bisogno di chiedersi se è da uomo o da donna. Esiste e basta.












