Un’ondata di delusione tra i fans campani di Pino Daniele (interpretato da Massimiliano Caiazzo) ha letteralmente travolto il film Je so’ pazzo, diretto da Nicola Prosatore. Nel mirino soprattutto alcuni aspetti, che sono stati evidenziati in parte dai cinefili, in parte da chi nel corso degli ultimi decenni ha amato il grande cantautore e chitarrista.
Quanto ai primi, in molti hanno sollevato perplessità sulla qualità della recitazione degli attori principali, giudicata troppo rigida, teatrale nel senso deteriore del termine, artificiale. Ma anche la sceneggiatura e i dialoghi sono stati oggetto di feroci critiche. In particolare, l’inserimento nei testi, giudicato pesante e ridondante, di espressioni utilizzate da Pino nelle sue canzoni più famose.
Chi invece, a prescindere dagli aspetti tecnici, ha amato il modo di essere e di fare musica di Pino Daniele, ha avuto molto da ridire su quella che è stata additata come una caricatura del musicista. Forzato a essere sporco, trasandato, eccessivo sia nei rapporti con gli altri sia nelle abitudini quotidiane, dal modo di mangiare all’igiene personale (molti, a partire da persone in passato molto vicine al cantante, non hanno proprio mandato giù l’immagine delle sue unghie sporche sul manico della chitarra).
Una cosa, però, va detta. Je so’ Pazzo è un film che ha fatto parlare e ha sicuramente il pregio di aver riacceso i riflettori su una delle figure più rappresentative e geniali della musica italiana.

















