
È morto a 93 anni Tinto Brass, all’anagrafe Giovanni Brass, re del cinema erotico italiano d’autore. Il grande regista era a Roma quando, alle 10:30 circa, ha chiuso gli occhi per l’ultima volta. Con lui la moglie Caterina Varzi e i figli, Bonifacio e Beatrice.
Nato a Roma ma cresciuto a Venezia, si era laureato in Giurisprudenza seguendo le orme del papà Alessandro Brass. La sua vera passione, però, lo portò a dedicarsi presto all’arte cinematografica, attraverso una sorta di apprendistato al fianco del grande regista, vero e proprio protagonista del Neorealismo, Roberto Rossellini.
Era malato da tempo, e da tempo sua moglie conduceva una vera e propria battaglia perché venisse risolto il problema dell’occlusione della via d’accesso alla abitazione romana della coppia, nell’Isola Farnese, a seguito di due frane successive nel tempo. L’unica via di accesso alla casa era una scalinata di 141 scalini, una barriera architettonica insuperabile per l’anziano e malato cineasta.
Recentemente, Brass era stato ricoverato per un caso di setticemia, una infezione estesa che aveva fatto temere il peggio. Poi, dopo essere stato sottoposto alle cure del caso dai medici del Policlinico di viale Regina Margherita, il regista era tornato a casa.
I suoi film restano pietre miliari dell’arte cinematografica e gioielli del patrimonio culturale italiano, da La chiave a Paprika, da Salon Kitty a Snack Bar Budapest, da Così fan tutte a L’uomo che guarda (tratto da un romanzo di Alberto Moravia). Con lui hanno conosciuto il successo tante attrici italiane, come Claudia Koll, Deborah Caprioglio e Anna Ammirati. Ma i suoi film hanno consegnato all’immaginario erotico italiano il volto e le forme di attrici come Stefania Sandrelli, Serena Grandi e Francesca Dellera.
Di lui si ricorda anche l’impegno politico, ovviamente nelle fila del Partito Radicale, al fianco di Marco Pannella. Proprio con i Radicali si candidò alle elezioni regionali in Veneto e nel Lazio, nel 2010.

















