Il mondo del calcio nerazzurro piange la scomparsa di Evaristo Beccalossi. I compagni che hanno condiviso con lui l’esperienza all’Inter, culminata con la vittoria dello scudetto nel 1980, lo hanno ricordato con parole commosse. Per Giuseppe Bergomi è stato “un faro”, un punto di riferimento insostituibile.
Particolarmente toccante è la testimonianza di Alessandro Altobelli, che ha descritto un legame andato ben oltre il campo da gioco. Appresa la notizia mentre si trovava in Kuwait, l’ex attaccante ha manifestato il suo profondo dolore: “Come posso stare? Male, male, male. Quando si è ammalato siamo andati a trovarlo, ho sperato in qualche miglioramento. La notizia è stata devastante”.
La distanza ha amplificato la sofferenza. “La cosa più brutta è che ora sono in un paese dal quale non riesco a rientrare subito, non riesco a tornare per il funerale”, ha spiegato Altobelli, promettendo di andare a trovarlo al suo ritorno. “Ma io sono sempre con lui e lui sempre con me”.
Altobelli ha poi rievocato il genio calcistico di Beccalossi. “Quando parliamo di lui parliamo di un genio nel calcio, solo lui faceva cose che nessuno riusciva né a fare né a capire. Era il numero 10 più forte di tutti in Italia”. L’intesa tra i due in campo era quasi telepatica, tanto da stupire i tifosi.
“Appena lui prendeva il pallone, sapevo già cosa stava per fare. E viceversa. Ci capivamo alla perfezione”, ha raccontato, smentendo che ci fossero schemi preparati in anticipo. Era un’affinità naturale, che si estendeva anche alla vita privata.
“Ho avuto la fortuna di frequentarlo sempre e di apprezzare la sua bontà, la sua generosità, la sua voglia di fare”. Un’amicizia nata nel 1974 e mai interrotta. “Ci siamo sempre sentiti, siamo stati sempre insieme. Non era solo un’amicizia calcistica, lui per me era più di un fratello”.
Tra i tanti ricordi, Altobelli ha condiviso un aneddoto divertente. “Eravamo andati a Pisa per una partita di Coppa Italia, avevamo vinto. Ci fermammo a cena a Viareggio in un locale dove cantava Renato Zero. Andammo via verso le 3 o le 4 di notte”.
Dopo aver accompagnato un compagno a Genova, i due si presentarono a casa a Brescia alle 8 del mattino, trovando i familiari ad attenderli per un rimprovero affettuoso. “Ci siamo divertiti così tanto, ma quanti rimproveri. Perché gli volevano bene”, ha ricordato con un sorriso malinconico.
Il pensiero finale di Altobelli è un tributo alla loro profonda amicizia. “Sto male perché non riesco a tornare. Lo andrò a trovare, ma io non l’ho mai lasciato, Evaristo. È stato un fratello. Lui lo sa dove sono, cosa faccio e cosa sto provando adesso”.











