Aiuti flop, lavoratori dello spettacolo in piazza a Napoli

Napoli. Parti sociali ancora ‘snobbate’ dalla Regione. Al Mercadante protestano anche gli attori. Via libera soltanto parziale per i mercatali

NAPOLI – Hanno scelto il più importante spazio pubblico dedicato al teatro di prosa per inscenare la propria protesta. Un centinaio di operatori dello spettacolo, ieri mattina, si sono radunati di fronte al Teatro Mercadante per denunciare lo stato di profonda crisi che attraversa il comparto.
“Teatri e luoghi di cultura chiusi, eventi vietati, possibilità di lavoro ridotte a pochissime giornate – dichiarano i rappresentanti del Coordinamento Arte e Spettacolo Campania -, hanno sortito l’unico effetto di alimentare una vera e propria guerra tra poveri e l’abbassamento del costo del lavoro”.

Chi durante le chiusure non ha potuto contare su altri redditi, non ha più avuto di che sostenere sé stesso, talvolta anche la propria famiglia. Secondo il Coordinamento, gli aiuti economici approntati da Roma sono stati del tutto inadeguati.
Momenti di tensione tra la dirigenza del teatro e i manifestanti sono stati raggiunti quando è stata avanzata la richiesta di accesso alla struttura per tenere una conferenza stampa. Ad impedirlo, secondo l’amministrazione, un cantiere in corso all’interno del complesso. Tra gli operatori in sciopero e i cancelli del Mercadante c’era un cordone di polizia in assetto antisommossa.

La protesta di ieri ricalca l’esempio francese, dove da giorni le maestranze dello spettacolo occupano i palchi più prestigiosi di Parigi. Insieme ai lavoratori dello spettacolo c’erano anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, che due giorni fa hanno tagliato il traguardo dei due mesi di occupazione.
Gli operatori hanno puntato il dito contro entrambi i governi che si sono avvicendati durante l’emergenza. L’accusa è di non aver sviluppato alcun protocollo di sicurezza per i luoghi di cultura e intrattenimento, come invece è avvenuto per fabbriche e magazzini.

Non solo: le maestranze dello spettacolo hanno denunciato l’irrisorietà dei bonus distribuiti, secondo loro, con criteri escludenti a fronte dei milioni di euro elargiti a enti, fondazioni e grandi cooperative sotto forma di cassa integrazione.
Non ha voluto far mancare il suo sostegno ai manifestanti Oscar Di Maio, volto noto della tv campana: “Il teatro fermo da più di un anno è una sconfitta culturale, sociale ed economica – ha detto l’attore – Ora bisogna sedersi seriamente attorno ad un tavolo e ripartire, investire, restituire allo spettacolo il ruolo centrale che svolge in una democrazia compiuta e in un Paese come l’Italia, culla della cultura europea e mondiale. Sono al fianco di chi ha protestato, protesta e protesterà”.

Tra gli slogan e i cori gridati ieri all’esterno del Mercadante, sono emerse con chiarezza le richieste dei lavoratori. Innanzitutto il riconoscimento, per intero, dei contributi relativi al 2020 e al 2021. Quindi la realizzazione di quei protocolli di sicurezza indispensabili alla ripartenza.
Ma soprattutto, gli operatori dello spettacolo chiedono una revisione strutturale degli ammortizzatori sociali e una riforma totale del settore che tuteli non solo grandi enti e aziende, ma soprattutto piccole realtà di lavoratori e lavoratrici.

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