Una vittoria schiacciante sul campo, macchiata però da un episodio che ha lasciato l’amaro in bocca e ha oltrepassato i confini della sana rivalità sportiva. L’Al-Hilal ha travolto per 6-0 l’Al-Taawoun in una partita della Saudi Pro League, ma a fare notizia è stata la reazione del centrocampista Ruben Neves a una provocazione vergognosa ricevuta dai tifosi avversari.
Durante il corso della partita, una parte della tifoseria dell’Al-Taawoun ha infatti deciso di colpire il giocatore sul piano personale. Per provare a destabilizzarlo, hanno intonato cori che richiamavano il nome del suo compianto amico e connazionale Diogo Jota, l’ex giocatore del Liverpool tragicamente scomparso in un incidente stradale circa un anno fa. Un gesto di pessimo gusto, che ha utilizzato una tragedia personale come arma di scherno.
La risposta di Ruben Neves è arrivata prima in campo, con un gesto carico di significato. Il centrocampista si è rivolto verso il settore dei tifosi avversari e ha indicato il cielo con l’indice, come a voler dire “lui vi guarda da lassù”. Un modo silenzioso ma potentissimo per onorare la memoria dell’amico e, al tempo stesso, per condannare la bassezza di chi stava usando il suo nome in quel modo.
L’episodio non si è concluso sul terreno di gioco. Intercettato dai media nel post-partita, Neves ha mantenuto un’enorme compostezza, evitando di alimentare ulteriormente la polemica con lunghe dichiarazioni. Ha scelto invece di condensare tutto il suo disappunto e la sua critica in una sola frase, tanto breve quanto tagliente e riflessiva.
“Spero che i tifosi dell’Al-Taawon almeno non preghino”, ha affermato il giocatore portoghese. Una dichiarazione che non necessita di ulteriori spiegazioni, suggerendo una profonda incoerenza tra un comportamento così crudele e qualsiasi principio di fede o di umanità. Il messaggio implicito è chiaro: chi si macchia di tali gesti non può, secondo lui, avere una vera bussola morale o religiosa.
Il centrocampista dell’Al-Hilal non ha aggiunto altro, lasciando che fosse il peso di quelle parole a parlare per lui. La sua reazione ha messo in luce una triste realtà del tifo, dove talvolta si supera ogni limite di rispetto. La vicenda ha finito per oscurare il risultato sportivo, trasformando una netta vittoria in un’occasione di riflessione sulla dignità e il rispetto che non dovrebbero mai mancare, né dentro né fuori dal campo.





