Enrico “Ricky” Albertosi, considerato uno dei più grandi portieri nella storia del calcio italiano, ha ripercorso le tappe di una carriera straordinaria, vissuta tra i pali di Fiorentina, Cagliari e Milan. A 86 anni, ha condiviso ricordi indelebili, aneddoti personali e opinioni schiette sul calcio di ieri e di oggi.
“Uno scudetto con il Cagliari vale come venti vinti con Milan, Inter o Juve”, ha affermato Albertosi, sottolineando l’eccezionalità dell’impresa del 1970. Quella vittoria, ha spiegato, è stata “l’impresa delle imprese”, un evento irripetibile nella storia del calcio. Successivamente, ha conquistato con il Milan il decimo scudetto, quello della stella, definendolo un successo “clamoroso” ottenuto in un periodo difficile per la squadra.
Oltre ai trionfi sportivi, la sua vita è stata segnata da momenti drammatici. Albertosi ha raccontato di quando ha avuto un infarto all’ippodromo nel 2004. “La mia fortuna sono stati i fantini: uno mi ha tirato fuori la lingua, l’altro mi ha fatto il massaggio cardiaco”, ha ricordato. Grazie al loro pronto intervento, si è salvato senza riportare danni permanenti.
Spesso etichettato come “genio e sregolatezza”, l’ex portiere ha voluto ridimensionare la sua fama. “Diciamo più genio. Sregolato? Faceva colpo dire che fumassi quaranta sigarette o andassi a letto tardi, ma non era sempre vero. Io facevo tutto, perché mi sentivo bene, dipendeva anche dal mio fisico”. Una forza che gli ha permesso di giocare fino a 43 anni, chiudendo la carriera con l’Elpidiense.
I suoi esordi non sono stati semplici. Alla Fiorentina, si è trovato a competere con un gigante come Giuliano Sarti. “Un fuoriclasse assoluto”, lo ha definito. Albertosi ha debuttato a 19 anni per un infortunio del titolare e ha mantenuto la porta inviolata, ma Sarti gli ha messo subito in chiaro le gerarchie: “Ehi, giovane, guarda che il titolare sono io”.
L’ex campione ha espresso un giudizio critico sul calcio attuale. “Si sta esagerando con i passaggi indietro, così il calcio diventa noioso. Deve trasmettere gioia e divertimento”. Ha poi elogiato Massimiliano Allegri, descritto come “eccezionale” e un “vero motivatore”.
Tra i ricordi più amari, spicca l’eliminazione dal Mondiale del 1966 contro la Corea del Nord. “Mi brucia molto, perché quella era una grande squadra. Non li abbiamo sottovalutati, abbiamo semplicemente sbagliato dieci gol”. I momenti più belli, invece, li ha vissuti a Cagliari con l’allenatore Manlio Scopigno, che “aveva creato un’atmosfera quasi magica”, e compagni eccezionali come Gigi Riva.





