Simone Vagnozzi, allenatore di Jannik Sinner dal 2022, ha svelato i retroscena del percorso che ha portato il tennista italiano a diventare il numero uno del mondo. Un traguardo che, secondo il coach, oggi appare quasi scontato ma che è frutto di un lavoro meticoloso e di una visione a lungo termine condivisa fin dal loro primo incontro.
“Quando abbiamo iniziato, le domande erano: vincerà mai uno Slam? Diventerà numero uno?”, ha ricordato Vagnozzi. “Ora che ce l’ha fatta, sembra tutto normale. Ma il 99% del merito è suo, dietro c’è stata una pianificazione precisa”.
Il segreto, ha spiegato il tecnico, risiede in una programmazione flessibile. Si parte da un calendario ideale, ma la stagione richiede continui adattamenti in base ai risultati e alle condizioni fisiche e mentali dell’atleta. “Una sconfitta inattesa può cambiare i piani, così come una serie di vittorie può spingerci a saltare un torneo per recuperare energie”, ha affermato. Dopo il Roland Garros, ad esempio, è prevista una sosta di tre settimane prima di Wimbledon.
La crescita di Sinner è stata accelerata anche dal confronto con i più grandi avversari. “Carlos Alcaraz, come prima Medvedev e Djokovic, ti mette davanti a difficoltà che ti obbligano a lavorare e trovare soluzioni”, ha sottolineato Vagnozzi. “I campioni ti spingono costantemente a migliorarti”.
Uno degli obiettivi principali del team è stato trasformare Sinner in un giocatore competitivo su ogni superficie, in particolare sulla terra battuta. “Il lavoro di un allenatore è avere una visione a lungo termine. Dal 2022 abbiamo operato per renderlo un giocatore migliore sulla terra, non esistono bacchette magiche”. Il prossimo grande traguardo è proprio il Roland Garros, l’unico Slam che manca alla sua collezione.
Vagnozzi ha parlato anche delle responsabilità nel gestire un talento simile. “All’inizio senti il peso di avere davanti un talento enorme. Abbiamo rischiato molto, cambiando diversi aspetti del suo gioco con uno sguardo al futuro, senza mai fare scelte dettate dalla paura di perdere il posto”. Anche il coaching in campo ha modificato le dinamiche, richiedendo la capacità di capire quando intervenire e quando lasciare che il giocatore si concentri.
Fuori dal campo, Sinner è un ragazzo di 24 anni che ama la normalità e il confronto con campioni di altri sport, come l’ex ct della pallavolo Blengini, per parlare di pressione e preparazione. “Jannik è orgoglioso di rappresentare l’Italia e lo fa nel modo migliore, trasmettendo valori come rispetto ed educazione”, ha aggiunto il coach.
Il lavoro, però, non finisce mai. “Per circa 340 giorni l’anno pensi a come migliorare, agli avversari, alla strategia. Il cervello non stacca mai”, ha concluso Vagnozzi. “Io sto bene con Jannik e l’obiettivo è rimanere, ma gli dico sempre: andiamo avanti finché rappresento un valore aggiunto per te”.




